<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772</id><updated>2012-01-09T11:59:15.078+01:00</updated><title type='text'>comici spaventati guerrieri</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>16</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-4249008253273405048</id><published>2011-11-10T20:21:00.001+01:00</published><updated>2011-11-10T20:24:57.005+01:00</updated><title type='text'>Profezia. Novembre 2009 - Novembre 2011</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;Vivevamo in un Paese dimentico di se stesso. Apparentemente nulla era cambiato. Non c’erano uomini in divisa nera a marciare per le strade, né roghi di libri o notti dei cristalli. La nostra era una quotidianità esasperata, un Nemico da combattere non c’era. Ma non c’erano nemmeno colli e montagne dove esiliarsi e organizzare le file della resistenza. Non c’era più un fuori. Eravamo tutti ingranaggi della macchina. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;Apparentemente nulla era cambiato. Ma anche se erano in pochi ad accorgersene, qualcosa nei contorni sfumati ci diceva che non era più possibile tornare indietro. Qualcuno credeva di opporsi, agitando vecchie bandiere e nuove bandiere. Qualcuno se la prendeva con il Presidentissimo e la sua corte dei miracoli. Articoli di fuoco venivano scritti e stampati, per denunciare il declino morale della nazione. E tuttavia la nazione continuava a scomparire. Un giorno finirono i cortei. Si protestava online, si cliccava. E ogni clic era un dollaro in più nelle casse di qualcuno. La verità è che tutto, improvvisamente, divenne inutile. C’era un mercato di slogan, pro e contro, e tutti guardavano nella direzione indicata, e non vedevano il resto. Mentre le bandiere garrivano al vento, e i computer bollivano di lunghe lettere evanescenti, pezzo per pezzo si scavavano i fossati. E ognuno diventava più solo, più esposto, più vuoto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;Non esistono inizi. Nella storia non esistono moti primi, scaturigini. Tutto è un fluido, un fluido che va avanti, ogni avvenimento reca traccia delle premesse gettate, anche secoli prima. I movimenti della storia sono il frantumarsi del pack, il levigarsi della montagna. Ma gli uomini conoscono una vita breve e distorta. Tutti come bimbi nel carrello del supermercato, a spiare gli scaffali e gli altri bambini nei carrelli attraverso la lente di un succo di frutta. Gli uomini necessitano di origini, di fatti stabili. Gli uomini costruiscono casa sulla terra e non sull’acqua, perché la terra, per quanto friabile e dinamica, muta nelle ére.  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;L’inizio di tutto, allora, fu il primo gennaio del 2000. Ci avevano raccontato per mesi e mesi del Mostro. Il Baco sarebbe arrivato e avrebbe polverizzato ogni cosa. Ogni dato, ogni azione, ogni processo sarebbe stato cancellato. Eravamo nudi al suo cospetto. Poco importa che quasi sei miliardi di persone non avessero mai visto un computer, che almeno due di quei miliardi non conoscessero l’energia elettrica. Si pensava che il mondo fosse tutto connesso, tutto un’unica autostrada digitale dove presto sarebbe calato l’Orrore. Perché a rischiare per il Baco erano quelli che contavano, quelli che avevano il controllo delle risorse e della politica. Gli altri facevano solo numero.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;E mentre tutti stavano in attesa trepidante, i volti illuminati dal chiarore cilestrino dei monitor, gli occhi sgranati, il Baco fu lanciato. Tutti i tecnici informatici, gli esperti e i cacciatori di hacker, le polizie postali di mezzo mondo gli diedero la caccia. Ognuno sosteneva di averlo visto ad un diverso casello di quella sterminata autostrada del bit. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;Fu così che nessuno si accorse di ciò che stava accadendo davvero. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;Fino a quel momento l’organizzazione ora universalmente conosciuta come &lt;st1:personname productid="La Multinazionale" st="on"&gt;la Multinazionale&lt;/st1:personname&gt; aveva un altro nome. Era una corporazione di medio-alto cabotaggio. Non certo l’unica. I suoi dirigenti potevano molto, non tutto. Ma avevano i migliori informatici del mondo. Avevano un sito web a cui un miliardo di persone aveva fornito i propri dati più personali. Il lavoro, l’orientamento sessuale, le preferenze al cinema, allo stadio, in televisione. In cambio avevano la possibilità di ritrovarsi in questa piazza virtuale, ognuno con la sua piccola vetrinetta coi suoi pensieri messi in fila. Le piazze vere erano vuote, i caffè erano vuoti, i circoli vuoti. Erano tutti su quel sito web a parlare col vicino di casa senza affacciarsi alla finestra. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;Così quel giorno, i tecnici della corporazione penetrarono nei sistemi sguarniti di milioni di utenti, quelli giusti, mentre gli utenti guardavano da un’altra parte, cercavano il Baco. Carpirono i dati che dovevano carpire e si ritirarono. Nel giro di mezz’ora ci fu un tonfo alla borsa di New York, seguito da altrettanto rumorosi tonfi alle borse di Tokyo, Londra, Pechino, Francoforte. Una dopo l’altra le grandi corporazioni crollarono. Inspiegabilmente tutte le loro azioni, i depositi, le concessioni, finirono sparpagliate in mille rivoli, indirizzate a società anonime e mai sentite. La legge non poteva nulla, perché non era rimasta traccia delle precedenti proprietà. E il diritto tutela solo l’evidenza, il diritto sancisce solo la potenza. Una alla volta le piccole società iniziarono a cedere i loro diritti di sfruttamento, i loro pacchetti azionari alla corporazione, che ingrossò come un gigantesco bruco. E un giorno divenne farfalla. Cambiò nome: sarebbe stata da allora &lt;st1:personname productid="la Multinazionale." st="on"&gt;la Multinazionale.&lt;/st1:personname&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;E anche nel nostro Paese senza memoria e senza immaginazione, tutto fu smontato e un pezzo alla volta riassemblato nei parchi giochi della Multinazionale. Le ferrovie, le poste, l’acqua, la luce, il gas, i cantieri navali, le compagnie aeree, le università e i centri di ricerca, gli ospedali. Alcune di queste cose erano state in un tempo non molto lontano tristemente statalizzate quasi a morte. La risposta fu una allegra e generalizzata svendita ai sottotenenti coraggiosi, che coraggiosamente fecero naufragare ogni cosa. Ma &lt;st1:personname productid="La Multinazionale" st="on"&gt;la Multinazionale&lt;/st1:personname&gt; era lì in attesa. Placidamente rilevò tutto, finché ogni respiro, ogni musica e ogni opinione le appartennero. E in questo Paese la morte venne sotto forma di quotidiano spettacolo e “buonsenso”. Nessuno mosse un dito. Nessuno scese in strada a protestare. I cittadini, perché così si chiamavano, i “cittadini”, erano impegnati in altre più importanti incombenze. Erano dal parrucchiere, erano nella sala d’aspetto del dentista a leggere riviste patinate. Erano fuori dalle fabbriche a spiegare o farsi spiegare che la fabbrica è buona e fa del bene, a ringraziare per l’ultima proroga prima della necessaria delocalizzazione, a vendere automobili, enciclopedie, religioni. Erano chini sulle tastiere a stilare vibranti editoriali sul progresso, lo sviluppo, il buonsenso e la responsabilità. I cittadini erano al bar o allo stadio, ipnotizzati dietro a un pallone, erano spenti nella notte di cristalli liquidi a sgranare gli occhi davanti ai gemiti di carne nuda alla televisione. Erano, chi più chi meno, a farsi ammaestrare. Anche quelli che credevano di essere contro, non sapevano più bene contro cosa o chi. Il volto del Presidente era in ogni strada, il suo sorriso liftato, i suoi denti di porcellana, le sue promesse d’argilla. Era una grande gloriosa ipnosi. Si protestava per i suoi processi, auspicando il ritorno dell’Ordine. Si protestava per il suo decisionismo, ignorando l’impotenza sua e di ogni uomo politico. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt; font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;Un tempo il Presidentissimo non era altro che un piccolo gerarchetto di seconda fila, uno squalo allevato nei laboratori del Rinnovamento social-nuovista. Poi, finita l’ultima guerra con la fantasia, gli fu data l'opportunità di fare il grande salto. Prima di lui la televisione era uno strumento di servizio o un blando tranquillante. Con le sue ballerine e le barzellette sporche, essa divenne tutto. La fonte dell'autorità, il luogo della discussione, l'amico a cui chiedere consigli, il salottino del pettegolezzo. E poi l'arena, la gogna. Sopra ogni cosa essa divenne la più potente arma di distrazione di massa. Ciò che era dentro la scatola esisteva, ed era giusto e vero; ciò che rimaneva fuori non aveva cittadinanza nella nuova Repubblica Mediatica. Il risultato fu un Paese pacificato, uniforme, incapace di futuro perché dimentico di ogni cosa che del suo presente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;E a questo Paese moribondo, &lt;st1:personname productid="la MultiCorp" st="on"&gt;la MultiCorp&lt;/st1:personname&gt; fornì i macchinari sanitari e lo lasciò in vita. Una vita da vegetale, naturalmente. Una vita al limite della vita. Come nei funerali dei Fremen in Dune, dove l’acqua veniva drenata dai cadaveri, così &lt;st1:personname productid="La Multinazionale" st="on"&gt;la Multinazionale&lt;/st1:personname&gt; si attaccò al corpaccione incosciente del Paese, per succhiarne via il sangue e rimpiazzarlo con una bibita gassata. Le nostre energie ci venivano sottratte e rivendute con una bella etichetta. Le nostre emozioni catturate e cristallizzate in vetro. Le passioni e le idee furono oggetto di un serrato commercio. Chiunque poteva acquistarle con un comodo clic da casa. Eravamo destinati a scivolare sulla superficie della nostra vita, rimbalzando dal lavoro al supermercato al divano+tv. Eravamo spettatori e protagonisti di un grande spettacolo circense con acrobazie, canzoni e sangue a barili. E tutto questo si stava mangiando ogni gusto di vivere, lasciando solo la sfibrante e fastidiosa sensazione di non corrispondere esattamente al proprio corpo, come essere stiracchiati dentro. Una smagliatura ontologica. Quelli che ancora resistevano al ladrocinio furono isolati, additati dai loro stessi simili come pazzi e devianti, internati, imprigionati, espulsi. Quelli come mio fratello. E quelli come me.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;Quando alla fine il Presidentissimo cadde, ci fu un baccano di scimmie allo zoo. Come un palloncino il suo faccione ammiccante si sgonfiò con un discreto peto, ma il chiasso era troppo alto. Responsabilmente e nell’interesse del Paese, un manipolo di servitori dello Stato si riunì per discutere le sorti della democrazia. Nella sala affrescata dagli alti soffitti, confortati dalla premurosa assistenza dei plenipotenziari MultiCorp, essi strinsero un patto d’acciaio. Così nacque il Governissimo di Emergenza Democratica. L’emergenza la sceglievano loro, di volta in volta. E uno stuolo di tv, giornali e agenzie di comunicazione risposero senza esitazioni al patriottico appello, pronti per diffondere il verbo, il Tema all’Ordine del Giorno. Tutto il resto fu dimenticato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;E così il Paese tirò un sospiro di sollievo. Squadre di difensori dell’ordine pubblico furono reclutate per garantire che gli onesti e produttivi cittadini fossero difesi da guastafeste, no-global e intellettuali dalle troppe pretese. Le Università, ora privatizzate, vennero fortificate e presidiate giorno e notte. Fuori dai concerti e dagli stadi si moltiplicarono i posti di blocco. A un certo punto spuntarono le tessere. Serviva una tessera per andare allo stadio, una tessera per entrare al concerto, una tessera per accedere alle università, una tessera per avere una birra. E da quelle molte tessere, infine, con grande razionalità, fu inventata &lt;st1:personname productid="la Tessera" st="on"&gt;la Tessera&lt;/st1:personname&gt;, definitiva, a punti. Eri cittadino solo se avevi punti sulla tessera, ed ogni infrazione ti faceva perdere punti. Per riaverli indietro dovevi pagare, oppure penare. Tutti furono soddisfatti. Io perdere punti, mai! Si ripetevano, sicuri. Qua siamo tutti persone perbene, brava gente, accogliente, ragionevole. Dicevano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt;Poi una mattina si svegliarono, e capirono che si erano venduti tutto, capirono che nulla più era possibile fare. Capirono che era una gabbia. Qualcuno protestò per le tariffe esose dell’acqua, e fu respinto con gli idranti, percosso, arrestato. Qualcuno protestò per la sanità scadente e venne bombardato di lacrimogeni e fumogeni, e non pochi morirono asfissiati. Gli ultimi reduci assaltarono le università per liberarle, e furono respinti con proiettili di gomma, poi con proiettili veri. Il giorno dopo era tutto silente. Le strade, sgombre, respiravano pacifiche. Nessuno seppe mai chi aveva vinto e chi aveva perso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right:.6pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:&amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-4249008253273405048?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/4249008253273405048/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=4249008253273405048' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/4249008253273405048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/4249008253273405048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2011/11/profezia-febbraio-2009.html' title='Profezia. Novembre 2009 - Novembre 2011'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-4376078190551991744</id><published>2009-12-16T17:42:00.002+01:00</published><updated>2009-12-16T17:42:44.885+01:00</updated><title type='text'>L'Inverno della scomparsa di Giuseppe Arcieri e della Cuore di Tenebra (Issuu_mode)</title><content type='html'>&lt;embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" quality="high" scale="noscale" salign="l" flashvars="mode=embed&amp;amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;amp;showFlipBtn=true&amp;amp;documentId=091216163122-62cc5e0bdce144b08f6d06ceebe2cf30&amp;amp;docName=l_inverno_della_scomparsa&amp;amp;username=Claudio.Magliulo&amp;amp;loadingInfoText=L'Inverno%20della%20scomparsa%20di%20Giuseppe%20Arcieri%20e%20della%20Cuore%20di%20Tenebra&amp;amp;et=1260981717825&amp;amp;er=11" style="width:420px;height:317px" name="flashticker" align="middle"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-4376078190551991744?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/4376078190551991744/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=4376078190551991744' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/4376078190551991744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/4376078190551991744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2009/12/linverno-della-scomparsa-di-giuseppe.html' title='L&apos;Inverno della scomparsa di Giuseppe Arcieri e della Cuore di Tenebra (Issuu_mode)'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-8988166825916605848</id><published>2009-01-12T00:44:00.005+01:00</published><updated>2009-12-16T17:40:23.330+01:00</updated><title type='text'>Novità Novita !!!</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/SWqGTPw7q0I/AAAAAAAAADE/rFGKLLaTzvg/s1600-h/copertina+L%27Inverno.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5290188377507474242" style="margin: 0px 10px 10px 0px; float: left; width: 260px; height: 400px;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/SWqGTPw7q0I/AAAAAAAAADE/rFGKLLaTzvg/s400/copertina+L%27Inverno.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;L'Inverno della scomparsa di Giuseppe Arcieri e della Cuore di tenebra, completato e rivisto, è al momento in vendita su Ilmiolibro.it alla modica cifra di 7 euro (giusto il minimo indispensabile a non rimetterci...). Ma se siete un po' tirati o a corto di dinero, a questo link (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;http://issuu.com/claudio.magliulo/docs/l_inverno_della_scomparsa/29) &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;troverete il pdf.&lt;br /&gt;E non dite che non vi voglio bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Il testo è sotto licenza Creative Commons 2.5 Attribution - Non Commercial - No Derivative Work.&lt;br /&gt;Significa che potete copiarlo e diffonderlo, ma senza modificarlo ed attribuendolo sempre al sottoscritto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-8988166825916605848?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/8988166825916605848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=8988166825916605848' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/8988166825916605848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/8988166825916605848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2009/01/novit-novita.html' title='Novità Novita !!!'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/SWqGTPw7q0I/AAAAAAAAADE/rFGKLLaTzvg/s72-c/copertina+L%27Inverno.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-8899658203419053140</id><published>2008-05-23T22:45:00.002+01:00</published><updated>2008-12-11T02:26:28.152+01:00</updated><title type='text'>Mmiezz' 'a via</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/SDc7d2hZJ6I/AAAAAAAAACE/cF5W5QckMpQ/s1600-h/napoli_panni_01.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203693278487717794" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/SDc7d2hZJ6I/AAAAAAAAACE/cF5W5QckMpQ/s320/napoli_panni_01.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lontano, c’è il suono del mare.&lt;br /&gt;La risacca penetra impercettibile dalle grandi finestre cigolanti, portando salsedine e lucidità.&lt;br /&gt;Nel corridoio irrorato di iodio Francesco, in attesa della sentenza. Voci ovattate circolano distanti. Francesco è stanco. Dopo tre mesi di dibattimenti, due anni di indagini. Dopo vent’anni di magistratura. Di pubblica accusa.&lt;br /&gt;Sorride amaro. Non è facile, per nessuno, mai.&lt;br /&gt;- Dov’è il dott. Caracciolo? Dottore? Dottò!- una voce gli si avvicina, riportandolo alla coscienza. Si rimette diritto:- Armando... che c’è?-&lt;br /&gt;- Eh... il Presidente legge la sentenza... venite, andiamo-&lt;br /&gt;Francesco si alza, con un po’ di fatica.&lt;br /&gt;- Siete stanco?-&lt;br /&gt;- Solo un po’...-&lt;br /&gt;Nell’aula c’è pieno. Decine di giornalisti; gli imputati, tutti in fila, due avvocati per uno. La crème della camorra locale, compresi tre assessori e due marescialli dell’Arma.&lt;br /&gt;Il Presidente della corte si alza:- Diamo lettura della sentenza...-&lt;br /&gt;Flash. Ancora flash. E per ogni foto, dieci anni di galera.&lt;br /&gt;Saranno scattate molte foto, stasera.&lt;br /&gt;-...infine gli imputati Vasile Giovanni, Vasile Antonio e Percuoco Giuseppe sono riconosciuti colpevoli di associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso in omicidio ai danni della Sig.ra Barone Antonietta e del figlio Carmine, di anni 7, con l’aggravante della giovane età della vittima. Pertanto la Corte li condanna ad anni 30 di reclusione, di cui 10 in regime di isolamento, da scontarsi presso il penitenziario di Poggioreale. La Corte si ritira-&lt;br /&gt;Sporadici applausi, orgia di flash e urla. Dei condannati, urla degli avvocati, dei familiari delle vittime. Solo urla, le une sulle altre, accavallate nell’enorme babele dei risentimenti.&lt;br /&gt;Poi un grido più chiaro, che lo colpisce al volto:- Omm’ ‘e niente!-&lt;br /&gt;Si gira. Percuoco.&lt;br /&gt;- Francè, tu si n’omm ‘e niente!-&lt;br /&gt;Francesco batte appena le palpebre, come si fa con una goccia di acqua insidiosa. Sotto la doccia di insulti, tace.&lt;br /&gt;Fuori dal tribunale lo aspettano i giornalisti. Lo sapeva. Non può farci nulla.&lt;br /&gt;- Dott. Caracciolo, è soddisfatto della sentenza?-&lt;br /&gt;Si gira a guardare. Il giornalista sorride, intrusivo.&lt;br /&gt;- Ho fatto solo il mio dovere... tutto qua-&lt;br /&gt;- Dott. Caracciolo, l’imputato Percuoco ha usato parole molto violente in aula, nei suoi confronti. La cosa non la turba?-&lt;br /&gt;- In verità ho visto di peggio...- risponde, distratto. Più in là, nell’aria marina e volubile, i cellulari della Penitenziaria si allontanano, lampeggiando le sirene. Francesco li segue con lo sguardo fino alla curva. Saluta con un cenno del capo i giornalisti e scende gli scaloni, verso la macchina aperta.&lt;br /&gt;Il mare, in fondo alla strada, lampeggia piano riflessi lunari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Pino! Ja, e tira ‘sta palla!-&lt;br /&gt;- E un momento!-&lt;br /&gt;- Un momento? E se lo sapevo che ci mettevi tutt’ ‘stu tiemp’, nun scennevo proprio!-&lt;br /&gt;Estate 1972. Il sole spezza le pietre della strada, accentua fratture negli intonaci e sudore tra i capelli fradici. Francesco è in porta, con i guanti vecchi del nonno, di pelle dura. E’ Luglio. La controra tiene le famiglie rintanate in casa. Immobili come gechi, in attesa che passi, aspettando la sera e un briciolo d’aria.&lt;br /&gt;In mezzo alla strada ci sono solo loro, fradici di sudore, che giocano a rigori. Francesco sbuffa perchè si è scocciato di aspettare cinque minuti per ogni tiro. E poi lui con Pino ci ha fatto si e no tre partite dietro i fabbricati, sulla brecciolina. Ma Pino ha il pallone, e quindi ha sempre ragione.&lt;br /&gt;E infatti:- Se vuoi me ne vado, eh!- sta dicendo Pino.&lt;br /&gt;- No no! Dicevo così...-&lt;br /&gt;Estate 1972, pantaloncini corti di cotone liso e Cinquecento parcheggiate sopra i marciapiedi, poche, come i soldi nel quartiere.&lt;br /&gt;Pino possiede un tesoro, un pallone di cuoio vero, con le cuciture e tutto, che gli ha regalato il padre per la comunione. Tutti i ragazzini del quartiere glielo invidiano, ma nessuno, nemmeno quelli più grandi, alcuni già mariuoli di professione, nessuno ha mai provato a prenderselo, quel pallone. Perchè Pino porta un cognome che incute rispetto.&lt;br /&gt;Bang! La botta del pallone contro il muro fa scoppiare un’altra bolla di intonaco, lasciando dietro solo un mantello grigio di calcestruzzo.&lt;br /&gt;Si sentono le imposte al primo piano sbattere. E’ la signora Toro, quella vecchiaccia acida e zitella, che urla agitando la scopa. Pino e Francesco scappano a rotta di collo, sotto le teorie di panni stesi da balcone a balcone, che si muovono pianissimo. Qualche piccione vola via, stizzito.&lt;br /&gt;Dopo diversi minuti si fermano, ansimanti, dietro un muretto a secco.&lt;br /&gt;- Uffa...- rantola Pino- ma sotto casa tua non si può proprio pazzià!-&lt;br /&gt;- E che ci posso fare? Quella là abita! Andiamo da un’altra parte, ja-&lt;br /&gt;- Si, un momento, però-&lt;br /&gt;Restano così, cinque minuti buoni a riprendere fiato, con il sudore che attacca i vestiti addosso, e scivola in gocce salate dalle tempie. Si sente solo il rumore dei loro respiri, e un grammofono chissà dove che suona Ravèl.&lt;br /&gt;- Andiamo al bar?- dice Pino, rimettendosi in piedi.&lt;br /&gt;- E perchè? C’hai soldi tu?-&lt;br /&gt;- No, però a quest’ora ci sta mio padre, penso. Si va sempre a pigliare il caffè da Rino...-&lt;br /&gt;- Eh... beato te. Mio padre i soldi per il caffè al bar non li tiene...-&lt;br /&gt;Il vicolo comincia a prendere vita, ormai. Si affacciano signore, con i grembiuli sporchi di salsa, che fanno chiacchiere dopo pulita la cucina. Qualche cane comincia a cercare la cena. E il bar si popola.&lt;br /&gt;- Pino! Bell’e papà, e che ci fai qua? Vuoi un gelato?- il padre di Pino li ha visti da lontano, mentre andava al bar. Fa’ una carezza al figlio: – E chi è questo qua? Un tuo amico?-&lt;br /&gt;- Giochiamo a pallone...- spiega Francesco.&lt;br /&gt;- E certo!- sorride- allora vieniti a prendere anche tu un gelato, vabbuò?-&lt;br /&gt;I ragazzini non se lo fanno dire due volte, ed entrano.&lt;br /&gt;Dalla radio si sente la voce di Mario Merola, qualcuno gioca a carte nella penombra. Il barista sta parlando con due avventori, al bancone, che si prendono il caffè.&lt;br /&gt;- Don Niculì, buongiorno!- Gennaro, detto Rino, lascia il suo posto per andare a salutare il padre di Pino. Qualcuno guarda e si toglie il cappello.&lt;br /&gt;- Per piacere!- il padre di Pino è infastidito:- E che sso’ ‘sti mmosse? Quante volte vi devo dire che io mi chiamo Nicola... e basta! E non vi levate il cappello, p’ammore ‘e Ddio...-&lt;br /&gt;I presenti sono stupiti:- Ma... don Niculì- dice il barista, poi si corregge:- cioè, Niculì... semplicemente vi portiamo rispetto...-&lt;br /&gt;- Si, ma voi il rispetto o lo portate a tutti quelli che entrano o non lo portate a nessuno. Decidete voi...-&lt;br /&gt;- Ma... anche per don Giuseppe, vostro padre...-&lt;br /&gt;- Io non c’entro nulla con mio padre, Gennà! Niente! Solo perchè porto questo nome maledetto... non significa che non mi guadagni il pane onestamente...-&lt;br /&gt;I presenti, ammutoliti, squadrano la scena. I ragazzini assistono, anch’essi in silenzio.&lt;br /&gt;- Vabbuò, ja- rabbercia il barista- mo non facciamone una questione. Vi posso offrire nu cafè?-&lt;br /&gt;- Nossignore. Il caffè io lo pago, se non ti dispiace... Visto che ho un negozio e i soldi miei vengono solo da là, ti ho detto... he capìt’?-&lt;br /&gt;Gennaro annuisce, deferente: - E chi ha mai detto niente?-&lt;br /&gt;Nicola fa una smorfia:- Vabbè, lascia stare. Ah... e mettici pure due gelati pe ‘e ccriature-&lt;br /&gt;- Sissignore...-&lt;br /&gt;Francesco non ha capito bene la questione qual è, ma non gli importa molto. Si prende il gelato e ringrazia, come gli ha insegnato la mamma. Fare troppe domande è cattiva educazione.&lt;br /&gt;Escono dal bar, il padre fa una carezza a Pino e si raccomanda:- Non fa’ tardi sta sera, eh! Che tua madre si preoccupa, quella santa donna...-&lt;br /&gt;Pino scuote la testa, con la faccia già tutta sporca di gelato, e si allontana con Francesco.&lt;br /&gt;A un certo punto, sentono un rumore strano, fortissimo.&lt;br /&gt;Si girano. C’è una moto nera, con due persone sopra, che corre dalla destra verso il bar. Nicola la vede, si gira verso il figlio, allarmato, urla:- Curre, Pino! Scappa!-&lt;br /&gt;È un attimo. Il passeggero tira fuori una pistola dal giubbotto e spara tre, quattro volte. Poi rombano via.&lt;br /&gt;Il padre di Pino scivola contro la parete, lasciando tre linee di sangue, e si accascia a terra.&lt;br /&gt;I ragazzini sono immobili, pietrificati.&lt;br /&gt;Ad un tratto il rumore di fuori si spegne, Francesco sente come un risucchio nelle orecchie e poi il silenzio. Solo la sensazione della brecciolina che fa l’asfalto sotto le scarpe.&lt;br /&gt;Sul marciapiedi c’è una pozza di sangue che si allarga. Tutto sembra andare al rallentatore.&lt;br /&gt;Francesco si avvicina.&lt;br /&gt;Il sangue è rosso, vivo. Il sangue sembra possa alzarsi da terra e formare una figura. Francesco non può smettere di guardarlo. E’ come un disegno riuscito bene. Si domanda dove lo facciano quel tipo di colore. Rosso carminio, forse, direbbe la professoressa di disegno. Francesco agita la mano sopra la testa di Nicola, per vedere se c’è l’anima, che sta uscendo. La muove piano, ipnotizzato. Il mondo è una bolla in procinto di esplodergli addosso.&lt;br /&gt;E gli esplode. Due braccia lo tirano via, a un tratto sente tutto. Le urla, gli strepiti. Vede Gennaro il barista che si inginocchia, le persone trattengono il fiato. Gennaro si gira e dice:- E’ muort’!-&lt;br /&gt;Ripartono le urla, delle decine di persone richiamate ai balconi dagli spari. E’ l’intero quartiere che si smuove dalla controra, esce alla luce del sole e grida, perchè non c’è altro da fare. Forse qualcuno ha chiamato la polizia, forse no.&lt;br /&gt;Francesco non lo sa, non ci sta pensando. Guarda solo Pino, in piedi vicino al cadavere del padre. Urlando, nessuno si è ricordato di lui. Non piange, è immobile, mentre dai balconi si sente:- Currite! Currite! Ann’ accis’ a don Nicola Percuoco! U’ maronna!-&lt;br /&gt;Il sole spezza un po’ di più l’asfalto sotto le scarpe, Francesco cammina all’indietro e guarda Pino allontanarsi mentre le braccia di qualcuno, forse sua madre, lo trascinano via. Non c’è un alito di vento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Dottore, che avete?- Armando, il segretario, riporta Francesco alla coscienza.&lt;br /&gt;- Eh? No, niente... sto bene, nun te preoccupà...-&lt;br /&gt;La macchina è silenziosa, sfiora la notte come velluto, quasi non volesse disturbare la città, che ancora veglia. Sempre. Dalle cucine illuminate al televisore, dai lampioni sfrigolanti per i pochi passanti, viene un alone di quotidiano. Odore di cipolle misto alla salsedine dentro il finestrino di Francesco.&lt;br /&gt;- Siete sicuro che state bene? Già prima...-&lt;br /&gt;- Nossignore, ti ho detto che sto bene... è solo... sono solo un po’ stanco-&lt;br /&gt;Silenzio. Da qualche parte adesso i telegiornali stanno informando: -Concluso il processo ai clan Vasile e Percuoco, negli ultimi anni alla testa del cartello della droga nell’area di S. e provincia. Queste le dichiarazioni del pm Francesco Caracciolo, che ha coordinato le indagini...-&lt;br /&gt;Le mie dichiarazioni... sta pensando Francesco. Sospira piano, impercettibilmente.&lt;br /&gt;- Dottore?-&lt;br /&gt;- Si, Armà, dimmi-&lt;br /&gt;- Non so se posso fare questa domanda... non sono fatti miei...- inizia, cauto, il segretario.&lt;br /&gt;- Avanti, ci conosciamo da una vita...- Francesco si gira a guardare.&lt;br /&gt;- No, è che... quel Percuoco, prima... vi ha chiamato per nome... lo... lo conoscete?-&lt;br /&gt;Francesco annuisce, increspando appena le labbra:- Si, lo conosco... cioè, lo conoscevo...-&lt;br /&gt;Il segretario sembra stupito. Aggrotta le sopracciglia:- E dove...-&lt;br /&gt;- Dove? Mmiezz’ ‘a via, Armà... come sempre...- Francesco gira gli occhi stanchi con un goccio di sangue di troppo verso il finestrino aperto.&lt;br /&gt;Lontano, c’è il suono del mare, ma non si sente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti è puramente casuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-8899658203419053140?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/8899658203419053140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=8899658203419053140' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/8899658203419053140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/8899658203419053140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2008/05/mmiezz-via.html' title='Mmiezz&apos; &apos;a via'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/SDc7d2hZJ6I/AAAAAAAAACE/cF5W5QckMpQ/s72-c/napoli_panni_01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-3556314310415910831</id><published>2008-04-16T23:56:00.001+01:00</published><updated>2008-04-16T23:59:47.563+01:00</updated><title type='text'>Io, minoranza</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-f33f1fdaca25a7c6" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v18.nonxt6.googlevideo.com/videoplayback?id%3Df33f1fdaca25a7c6%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1330161889%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D3E8D3119BC53FC2C3240B29F9843765FF3BB7B4A.77A415B658A291A3934BBF40BA2343E33F449F6C%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Df33f1fdaca25a7c6%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Dl5uRUZ9xANgBFu6O31ZFdBDaOt8&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v18.nonxt6.googlevideo.com/videoplayback?id%3Df33f1fdaca25a7c6%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1330161889%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D3E8D3119BC53FC2C3240B29F9843765FF3BB7B4A.77A415B658A291A3934BBF40BA2343E33F449F6C%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Df33f1fdaca25a7c6%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Dl5uRUZ9xANgBFu6O31ZFdBDaOt8&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-3556314310415910831?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='video/mp4' href='http://www.blogger.com/video-play.mp4?contentId=f33f1fdaca25a7c6&amp;type=video%2Fmp4' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/3556314310415910831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=3556314310415910831' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/3556314310415910831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/3556314310415910831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2008/04/io-minoranza.html' title='Io, minoranza'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-4864664914307690332</id><published>2008-01-13T11:22:00.000+01:00</published><updated>2008-01-13T11:27:53.587+01:00</updated><title type='text'>Lettera aperta ad un leghista</title><content type='html'>Pubblico qui, contravvenendo alla regola autoimposta di limitare questo blog ad archivio telematico dei miei racconti, una mail letta in una mailing list di servizio-civilisti nel commercio equo e solidale. La mia risposta è quella sotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Mattia &lt;mattiafrizzera@tele2.it&gt;&lt;/mattiafrizzera@tele2.it&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ha scritto:&lt;/div&gt; &lt;blockquote class="replbq" style="border-left: 2px solid rgb(16, 16, 255); padding-left: 5px; margin-left: 5px;"&gt;non  siamo bambini. possiamo sdoganare il fatto che chi dice Romaladrona&lt;br /&gt;è un  brutto-cattivo-pocodibuono? Possiamo toglierci di dosso la&lt;br /&gt;frasettina  ipocrita da bar che inizia con "Io non sono razzista,ma..."?&lt;br /&gt;lasciatemi fare  un po' di sano leghismo della prima ora (non quello che&lt;br /&gt;poi è sfociato nel  razzismo e nei deliri).&lt;br /&gt;penso che il migliore dei mondi possibili sia fatto  da mente del Nord e&lt;br /&gt;cuore del Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ho fatto un piccolo giochino, per  vedere però la distribuzione delle&lt;br /&gt;provenienze geografiche di chi ci governa  (quelle che dovrebbero essere&lt;br /&gt;le "menti") (26 ministri + Prodi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3  vengono da sopra il Po (Barbara Pollastrini - pari opportunità,&lt;br /&gt;bresciana,  Tommaso Padoa Schioppa - economia, belumat, il nostro amato&lt;br /&gt;comunistissimo  Paolo Ferrero, quello che ci dovrebbe pagare...). Tra&lt;br /&gt;l'altro Ferrero è per  poco in Padania, perchè è nato nella seconda&lt;br /&gt;valletta a nord del Po.&lt;br /&gt;1  dubbio, Giuliano Amato è nato a Torino (non so se sopra o sotto il Po)&lt;br /&gt;10 dal  Po a Roma (Prodi - reggiano, il grande Bersani - piacentino,&lt;br /&gt;Bonino/Damiano/Turco - cuneesi (ecco perchè uno dei primi punti del&lt;br /&gt;programma era il "cuneo fiscale"...), Mussi - livornese, Santagata -&lt;br /&gt;modenese, Raviolone Fioroni - viterbese, Chiti - pistoiese, Bindi -  senese,&lt;br /&gt;13 in the deep south (Gentiloni/Bianchi/Rutelli romani, l'inutile e&lt;br /&gt;dannoso da 32 anni in Parlamento Clementone Mastella - beneventano,&lt;br /&gt;Pecoraro Scanio/Parisi (poi nettamente sassaresizzato) - salernitani,&lt;br /&gt;Nicolais - napoletano, D'Alema/De Castro - brindisini, Lanzillotta -&lt;br /&gt;cosentina, Di Pietro - molisano, Melandri - newyorkese (NY è alla stessa&lt;br /&gt;latitudine di Napoli, quindi....;-P) )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vi abbandono, e vi scasso i  maroni anche in allegato, con una citazione&lt;br /&gt;di bersani, 10 luglio 2006  Padova convegno sul nordest (non so come ho&lt;br /&gt;fatto ad arrivare in orario  visto che il giorno prima era popopopopopopo&lt;br /&gt;o se volete oh Ranocchio  b....... appena dopo la barbogiona di Grosso&lt;br /&gt;nella porta sotto la Ostkurve).  potrei continuare il giochino... Grosso&lt;br /&gt;- grande cuore - pescarese, Pirlo -  la mente dei campioni del mondo -&lt;br /&gt;bresciano, però non paragonatemi il Loffio  Inzaghi a Bersani...&lt;br /&gt;&gt; «Il Nord deve avere il gusto&lt;br /&gt;&gt; per la  leadership culturale in Italia,&lt;br /&gt;&gt; anche attraverso il suo spirito&lt;br /&gt;&gt;  civico».&lt;br /&gt;ci vediamo fra una settimana&lt;br /&gt;mattia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:85%;"  &gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Caro Mattia, &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;devo ringraziarti. Grazie a te ho avuto  l'opportunità finalmente di entrare in contatto con un vero leghista! L'ultima  volta che ne ho visto uno (purtroppo da lontano) era a Salerno, la mia amata  città natale, e stava correndo inseguito dalla folla (per la cronaca: si  trattava dell'on. Borghezio, venuto gentilmente "in the deep south", come dici  tu, o in Terronia, ad esporci teorie assai affini a quelle che ho appena letto).  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Nella folla c'ero anch'io, comunque.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Propongo di continuare questo fruttuoso  scambio culturale tra Sud e Lega Nord anche in futuro, e a tal uopo intendo  organizzare dei pullmini con partenza dalla rigogliosa Padania verso le mie  zone, dove a te e a chiunque la pensi allo stesso modo sarà possibile esporre  le proprie teorie liberamente, mentre altrettanto liberamente un gruppo scelto a  sorte (con la mitica lotteria napoletana) di onesti giovani meridionali dal  cuore grande avrà il piacere di illustrare a voi gli innumerevoli utilizzi a  fini non musicali del manico di un mandolino. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Devo ringraziarti anche per la splendida  lezione di filosofia morale che hai partorito nella tua mail. Leibniz (che per  sua fortuna, essendo tedesco, avrebbe tranquillamente potuto darti del terrone)  impallidirebbe di fronte all'acutezza di analisi che traspare dalle tue  parole. Secondo la tua affascinante teoria, dunque&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;, la mente sarebbe appannaggio del Nord civilizzato,  il cuore del retrogrado ma genuino Sud... Cristallino. Complesso e ricco di  sfumature, anche. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Hai ragione, Mattia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Non siamo bambini. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Un bambino forse saprebbe che il verbo  "sdoganare" ha un significato esattamente opposto a quello che gli attribuisci  tu (controlla lo Zingarelli, magari). Ma questi forse sono dettagli per una  potente "mente" nordica come la tua, quindi sorvoliamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Non mi dilungherò in una noiosa spiegazione  del perchè e del percome quello che dici mi sembra un gran carico di  baggianate.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Ad es. esiterei a definire meridionali un  piacentino come Bersani, un livornese come &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Mussi, e via andando. Così come sarebbe  noioso e francamente offensivo per la tua notevole mente padana, ricordarti i  fasti e gli onori di grandi personaggi del centrodestra meridionale come  Cuffaro, Miccichè, etc. Tantomeno la gran figura che abbiamo fatto in Europa  quando la Lega Nord è stata espulsa dal gruppo parlamentare Indipendenza e  Democrazia (quello degli ultradestra polacchi, per intenderci), perchè  "razzista". O forse perchè siete troppo terroni per loro, chissà.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Prendo atto che New York è alla stessa  latitudine di Napoli, e mi sento un po' nobilitato da questo, aspettando con  ansia di sentirti dare dei terroni alla comunità afroamericana della Grande  Mela. Chissà, forse vorranno unirsi anche loro all'invito di Francesco. Di  sicuro anche io mi farò portavoce, ma che dico, "megafono" delle tue belle  parole. I miei amici meridionali, di certo stanchi dello zoo di Napoli, saranno  ben lieti di aggregarsi per osservare da vicino un esempio così puro di  "leghismo della prima ora". Al giorno d'oggi la ricerca, come sai, langue, e  bisogna sfruttare tutte le occasioni possibili per un buon lavoro sul campo,  specialmente in un settore di studio&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt; complesso come quello della psichiatria forense.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Ti annuncio, anzi, che il tuo bel  cervello padano, certo temprato dal continuo inturgidimento (è a quello che si  riferisce la famosa espressione "ce l'ho duro", vero?), potrebbe presto essere  alacramente ed entusiasticamente sezionato da un'equipe dell'università di  Napoli, come prima quello di Einstein e di George lo scimpanzè. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Non preoccuparti, sentirai solo una  puntura. Noi del Sud abbiamo troppo cuore per sopportare la vista di una bestia  che soffre... &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Aggiungo infine che mi dispiace per il  Ministro Bersani, ma io credo proprio che la leadership culturale di questo  Paese, se sarà mai di qualcuno, sarà certamente di quelli che la mente e il  cuore, invece di attaccarli sulla cartina come i magnetini del frigo, se li  tengono ben stretti e li usano per occuparsi del prossimo, e per pensare a come  evitare che dalla prossima generazione di figli di questo Paese, possano venire  fuori personaggi come te. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Ti lascio, caro Mattia, con l'unico insulto  reale di questa lunga mail di protesta. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Senza rancore, ma sei un pagliaccio, amico  mio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Pulcinella, uomo di gran cuore e  dall'ingegno acuto, saprebbe come rispondere ai tuoi deliri, e cioè con l'unico  strumento che forse ci è rimasto dopo secoli di prosciugamento coloniale del Sud  (mi piace citare non ultimo il caso dei rifiuti tossici del ricco NordEst dritto  nel mio giardino). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Semplicemente una risata. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Amara, profonda, violenta, dissacratoria e  liberatoria, come deve essere. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Ma tant'è. Come diceva Eduardo: "Adda passà  'a nuttata...". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style=";font-family:Maiandra GD;font-size:130%;"  &gt;Aspettiamo pazienti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Con disistima, &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Claudio. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;P.S. Ci tengo a precisare che, per fortuna, la Padania e la  categorizzazione morale su base geografica sono oscenità che esistono solo nelle  menti malate e rancorose. Se così non fosse non starei in questo preciso momento  cingendo le spalle della mia splendida, calorosa, divertente, intelligente  ragazza bolognese (ahimè tua collega in quanto servizio-civilista equa e  solidale), e non mi sentirei felice e a casa qui nella vecchia Bologna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Nemmeno ti auguro di innamorarti (se ci riesci, visto che il cuore ce  l'hanno i meridionali) di una bella ragazza siciliana dagli occhi infuocati e  dalla pelle ambrata, perchè ho paura che nemmeno quello riuscirebbe a ricondurti  tra le persone che il cervello la mattina lo accendono, invece di tenerlo a  mollo nella candeggina perchè si smacchi da ogni minima ombra di pensiero.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;P.P.S. Mi domando quale idea potrai avere delle popolazioni del Terzo  Mondo, visto che la pensi così sugli italiani come te, e mi domando quale follia  concentrica abbia permesso ai titolari della bottega dove espleti il tuo  Servizio Civile di permettersi di assumere un tale rifiuto umano (altro che  l'immondizia nelle strade di Napoli). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;P.P.P.S. Quanto alla tua sottile analisi politica, per farmi coraggio mi  limito a sfogliare "La giornata di uno scrutatore" (Calvino) e a ricordare che  se in questo Paese le suore facevano votare Dc ai malati di mente, è nell'ordine  delle cose che la Lega abbia una sua base elettorale... &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Di nuovo auguri. Confido in Darwin e nella selezione naturale della specie,  e in essa trovo il conforto di cui ho bisogno. Gli errori evolutivi ci sono e  per fortuna non si riproducono (quasi) mai.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-4864664914307690332?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/4864664914307690332/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=4864664914307690332' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/4864664914307690332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/4864664914307690332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2008/01/lettera-aperta-ad-un-leghista.html' title='Lettera aperta ad un leghista'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-975208668857540461</id><published>2007-10-01T12:05:00.001+01:00</published><updated>2007-10-01T12:05:36.159+01:00</updated><title type='text'>Quello che non c'è</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;I &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Plic. Una goccia in più.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Gemito di piacere oltre la parete.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Plic. Un’altra goccia nella vasca già piena.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Ancora gemiti e mugolii, ingigantiti dall’eco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Plic. Ultimo residuo dal rubinetto chiuso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Ultimo grido disperato e appagato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Silenzio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Matteo è seduto sul pavimento freddo di piastrelle del bagno, la manica del maglione a trama larga tirata sul gomito, il braccio immerso nell’acqua della vasca. Agita piano, e sulla superficie increspata rimbalzano piccole onde concentriche. Quando non sente più il contrasto di temperatura, capisce che è calda al punto giusto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Nella vasca beccheggia una piccola nave di legno, barca a vela. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Si apre la porta, ruotando con cigolìo di cardini. Roberta entra. Lui si gira a guardarla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;E’ completamente nuda, come al solito. Matteo si aggiusta gli occhiali sul naso e torna alla sua barchetta. Roberta, senza parlare si infila con eleganza nella vasca, e il movimento dell’acqua le avvicina la barchetta. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Bella scopata, se è questo che vuoi sapere- dice rigirandosi tra le dita il modellino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Silenzio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- So cosa stai per dire…- si gira a guardarlo- è il terzo in una settimana, si. E no, non mi sento più puttana del solito!-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;“…del solito”, pensa Matteo, ma è come formulare una nuvoletta da fumetto, lo si legge nell’aria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Te l’ho detto mille volte che la tua morale non mi interessa- Roberta continua, e nel frattempo si insapona meticolosamente, accarezzandosi i seni pieni –mi piacciono, li scopo, punto.-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Punto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Matteo si alza:- E io ti ho detto mille volte che non mi devi nessuna spiegazione… fai quel cazzo che ti pare…- ed esce. Lei si immerge facendo bollicine tra la schiuma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Nel corridoio il tipo è un po’ spaesato, si copre pudicamente al passaggio di Matteo. Forse non se lo aspettava.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Complimenti, stallone…- Matteo gli batte una pacca sulla spalla, e si richiude dietro la porta della sua stanza. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Stereo. Afterhours. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Quello che non c’è…&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;II&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Per Roberta è diverso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Per lei è sempre stato il lampo di un istante. E’ sempre stato cogliere l’attimo, sempre e comunque. E davvero le piace troppo, le piace troppo sentire il desiderio crescere nell’uomo, sentirne l’odore, le piace infine prendere tutto quello che hanno da darle i suoi amanti occasionali, e riscaldarsi il cuore e il sesso, per una notte. Solo una notte. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;E almeno questo, Matteo dovrebbe capirlo. Lui sempre immerso nei suoi schizzi astratti, appassionato solo dell’arte, del colore del gioco di pennello del rincorrersi di luci ed ombre sulla tela. Matteo ama vedere i suoi quadri prendere vita e raccontarsi senza didascalie, come la vita si riduce all’impressione sulla retina di un attimo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Certo a Roberta non piace l’arte, in quanto espressione della volontà dell’uomo di andare oltre. La sua filosofia è assaporare fino in fondo la torta, cogliere la vibrazione, aprire le gambe e farsi prendere dal mondo. Ma, in fondo, se ci pensa, anche il sesso è una forma d’arte. Richiede fantasia, creatività, richiede intelligenza, profondità, e molta passione...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Il segreto, quello che non ha il coraggio di ammettere con Matteo, è anche la ragione dei suoi continui cambiamenti. Roberta non ha ancora trovato quello che cercava. Un amante che fosse davvero artista, qualcuno che le desse molto più di un poco di piacere, quasi meccanico. E molte volte, nemmeno questo ammetterà mai, ha finto. Ha finto perchè sapeva di Matteo oltre la parete, chino sulla vasca nel rituale usato delle loro serate, ha finto per rabbia, per orgoglio. Ma è sempre strano. Matteo incatenato al suo passato con una ragazza che non esiste più, è andata oltre, eppure non si decide a sbloccarsi. Non si decide a farsi una nuova vita, si nasconde dietro gli occhiali, tra le scatole dei pastelli, e disegna. Cosa poi... Roberta non è mai entrata in camera sua, per un accordo vecchio quanto la loro convivenza. Matteo aveva posto un’unica condizione. Che nessuno, nemmeno lei, sarebbe mai entrato nella sua stanza. Quante volte, per curiosità, avrebbe voluto entrare, mentre Matteo era fuori. Ma non l’aveva mai fatto. Lei, la donna sprezzante, aveva mantenuto quest’unica remora. Perchè in qualche modo sentiva che era importante. E non solo per l’amico Matteo...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Matteo, che tra i suoi disegni, sbuffa e riprende in mano il pennello. Osserva alla luce della lampada alogena il dipinto, lo squadra, e riprende da dove aveva interrotto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Matteo che pensa ad un ragazza più lontana della Sicilia amata, pensa a una vita seppellita nella stasi, nella paura di andare avanti. Matteo che distoglie lo sguardo dal quadro e lo lancia sulla foto appesa in cornice sulla scrivania. E dentro, a sorridergli, la sua ragazza. Ora ex-ragazza. Matteo si alza, e con gesto misurato abbassa il vetro e quel sorriso a salutare il pavimento. Poi esce per un tè...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;III&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Roberta esce dalla vasca, si avvolge attorno alle membra sottili un asciugamano, bianco, strizza i capelli nel lavandino. E va’ in cucina.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Lo stallone se n’è andato. Forse era più furbo dei predecessori. Poco male.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Matteo, prepara un tè anche per me, vuoi?-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Grugnito di assenso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Senti...-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;-...-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Matteo, mi dispiace averti aggredito, prima...-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Non preoccuparti...- la sua voce è stranamente profonda, la turba. – non preoccuparti...- ripete- ci sono abituato-. Matteo lancia uno sguardo ad accarezzarle le gambe nude stese sul divano, la fissa negli occhi e se ne va’.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Roberta allibita. Si alza, toglie il bollitore dal fuoco, versa nelle tazze, aggiunge zucchero. Solo per Matteo. Lei lo prende senza. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;-Esco- &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Matteo è una voce che si allontana, e la porta sbatte. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Roberta che non capisce più nulla, si precipita in corridoio con la bocca aperta. E’ proprio andato!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Si toglie con gesto elegante l’asciugamano di dosso e inizia a smuovere i capelli, tanto lei li porta sempre spettinati. E in quel mentre la colpisce un particolare. La porta della stanza di Matteo. Aperta. Come non era mai successo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Stavolta capisce che non può non entrare. Si vestirà dopo. Muove i piedi nudi sul pavimento, con circospezione, si guarda attorno. E poi vede. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Vede i quadri di Matteo. O meglio, si vede nei quadri di Matteo. Lei che fa’ il bagno, lei nuda, in piedi, lei che giace con una figura maschile, lei che sorride in primo piano e fa’ volare i petali di un soffione. Lei, distesa sul divano, che dorme. Un’intera collezione, solo per lei.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;IV&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Matteo, in strada, guarda la notte salire dall’est. Guarda Piazza Grande tingersi di seppia, come una foto d’altri tempi, immobile coi suoi passanti e gli habituè, seduti sui gradini a raccontarsi di niente, o soli come lui. Soli nel fondo della sera, e nel cuore. Matteo si chiede che cosa stia facendo lei, in questo momento. Forse prepara insieme alla madre la cena. In fondo è l’ultimo dell’anno. Ed io? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Io cosa ci faccio qui, si chiede Matteo. Cosa ci faccio qui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Perchè non scappo in treno a Messina. Sono undici ore, domattina presto sarei lì.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Perchè non scappa, Matteo lo sa bene. E si alza, rivolge i suoi passi indietro verso casa. In fondo è stato davvero imperdonabile. Deve chiedere scusa a Roberta. Magari stasera salta la divisione e cucina lui. Si...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Casa è vicina. Hanno trovato un trilocale carinissimo in via Broccaindosso. Segue Strada Maggiore fino a Scienze Politiche, il portico dei Servi, ed è già arrivato. Il portone, come sempre, cigola, ma è ovvio. Matteo apre la porta, senza fare troppo rumore. Ma non sente niente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;La chiama:- Roberta?- in tutte le stanze, in fondo sono due. In cucina non c’è, in bagno nemmeno, nè in camera sua. Sarà uscita, si dice. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Entra nella sua stanza e si toglie il cappotto, lo butta sul letto, e accende la luce. Il quadro lo attende, ma attenderà ancora un po’. Per adesso cerca solo di ricordarsi i punti da correggere, gli sbaffi di colore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Si siede e afferra il pennello, ma una mano, ben nota, scende a carezzargli la spalla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Roberta! Che diavolo ci fai qui? Lo sai che...-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Shhh!- Roberta lo zittisce, tappandogli la bocca. La sua mano sa di bagnoschiuma. Ma è una mano così calda...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Matteo, alzati...- gli sussurra nell’orecchio. Nell’ombra dietro la sedia, Roberta è nuda, in piedi, come in quel quadro... come molte volte, ma stavolta, Matteo lo avverte, aspetta lui...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;V&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Fuori si spengono gli ultimi botti. É già l’alba. Roberta si stira tra le coperte, senza aprire gli occhi. Sulle palpebre ha come in film ogni secondo della notte. La loro notte, e la più bella da sempre. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;La luce le ferisce lo sguardo, e ci mette qualche secondo per capire che Matteo è già in piedi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;- Matteo?- lo chiama, usando la voce più vellutata possibile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Lo cerca in cucina, in bagno, entra nella sua stanza. La luce dona nuovi contorni alle cornici. Ma Matteo non c’è. C’è un biglietto, attaccato sul vetro, proprio sul ritratto della sua ex. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Dice: Parto. Grazie di tutto. Matteo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;Roberta si siede a terra.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;E piange.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;quot;Maiandra GD&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-975208668857540461?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/975208668857540461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=975208668857540461' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/975208668857540461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/975208668857540461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/10/quello-che-non-c.html' title='Quello che non c&apos;è'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-8560403716838656920</id><published>2007-07-15T12:04:00.000+01:00</published><updated>2007-07-15T12:05:28.199+01:00</updated><title type='text'>La paramorfosi</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Era mattina inoltrata. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi alzai con un cerchio alla testa per il troppo alcool bevuto la sera prima, a casa di amici. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ciabattavo lentamente verso il bagno, quando sentii una piccola voce. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Signore! Psss! Ehi, signore!-&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi girai per cercare la fonte di quel richiamo, flebile ma inconfondibile. In casa, ovviamente non c’era nessuno. Guardai dietro le porte, sotto il letto. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Più su!- sentii di nuovo la voce, un po’ spazientita.- Sono sul ripiano delle pentole- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Strabuzzai gli occhi per la sorpresa. Il ripiano delle pentole?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi voltai molto lentamente. Sul ripiano delle pentole c’era solo quello scarafaggio insopportabile di cui avevo tentato di liberarmi il pomeriggio precedente, senza risultato. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Si, esatto. Sono io...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Feci un salto. Aveva parlato. Ne ero sicuro. Era stato lui a parlare. E con la voce di Jean Gabin, per giunta. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Andiamo, si avvicini. Gli scarafaggi non mordono mica!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi avvicinai con estrema cautela. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Lei... lei... ma che diavolo...?!- farfugliai. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Allora, ascolti...- disse l’insetto con un sospiro che gli scosse le lunghe antenne marroni – le devo proprio dirle una cosa, ragazzo mio. E anzi sono contento che abbia &lt;i style=""&gt;finalmente&lt;/i&gt; deciso di alzarsi... Sono le 11!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;-Ma... mi scusi, non credo che lei sia nella posizione di fare apprezzamenti sui miei orari, le pare?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Bene, come vuole... Ad ogni modo mi sono permesso di richiamare la sua attenzione, perchè c’è una faccenda che devo proprio discutere con lei...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi resi conto che non avevo alternativa. Ascoltai. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Le segnalo che, se non se ne fosse accorto, ieri pomeriggio lei ha proditoriamente tentato di assassinarmi. Con una sudicia scarpa da ginnastica, per giunta!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Esatto!- esclamai- e le dirò una cosa: era pre-me-di-ta-to!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lo scarafaggio parve assumere un’espressione più arcigna. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Bene... se le cose stanno così... Credevo di avere un vicino dotato del minimo senso della civiltà, ma evidentemente mi sbagliavo...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Vicino? Senso di civiltà?- urlai- Ma... innanzitutto, caro signore, lei vive nella &lt;i style=""&gt;mia&lt;/i&gt; cucina, nel reparto delle &lt;i style=""&gt;mie&lt;/i&gt; pentole... e poi... insomma, lei è uno scarafaggio! Che ne sa di civiltà? Lei non dovrebbe nemmeno parlare, per la miseria!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Ah ecco!- ribattè l’insetto, agitando una zampa in modo polemico- Perchè, lei era convinto che fossero dotati di parola solo... non so, gatti randagi dall’accento romanesco, gufi bisbetici che rispondono all’assurdo nome di Anacleto e... non so, squali con la voce di Robert De Niro? Andiamo!!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ero inebetito. Lo scarafaggio continuò. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Caro signore, questa è l’ennesima dimostrazione di quale gigantesca mistificazione venga perpetrata ogni giorno dal mondo degli umani ai danni del regno animale! Adesso siete voi a decidere chi ha diritto di parlare e chi no! Per la barba di Araknowakanka!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Dunque lei sostiene che anche gli insetti parlino?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Ma certamente! E le dirò di più: noi scarafaggi passiamo per essere anche personcine piuttosto educate e di buon gusto, sa? Non diamo fastidi, svicoliamo sempre appena possibile, non ronziamo continuamente da un orecchio all’altro, non attacchiamo animali domestici... ci limitiamo a ravanare nella vostra immondizia! Tra gli scarti che &lt;i style=""&gt;voi&lt;/i&gt; incoscienti producete, saturando questo povero pianeta!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Allibito, replicai:- Noi incoscienti? Bè, se non fosse per la nostra spazzatura voi non sareste così tanti, sa?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Oh, ma certamente- rispose con tono cerimonioso – ed è esattamente per questo che non vi abbiamo ancora spolpati vivi tutti quanti... siete così bravi a produrre e produrre, e ancora più bravi a buttar via cose utilissime e nutrienti...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tacqui, per un secondo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Dunque, anche gli insetti possono... anche le zanzare, mi scusi?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Oh certo... ma quelle hanno il vizio di parlare troppo e di essere un filino troppo... &lt;i style=""&gt;pungenti&lt;/i&gt;, per i miei gusti... sa, ho una certa età, io. non mi mischio con la teppaglia...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Una certa età?-&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Esattamente. Allo stato attuale io ho un anno e mezzo di vita, circa...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Ed è molto?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Bè, consideri che l’aspettativa media di vita alla nascita per uno scarafaggio della mia specie, ovvero Periplata Americana, è di circa 52 settimane. Quindi si può dire che io abbia vissuto molto più della media, finora...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Capisco... Bè, ad ogni modo lei se ne deve andare, signore! Non posso tollerare di avere un insetto delle dimensioni del mio pollice che vive nell’intercapedine tra il mio frigo e la parete!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Ehi, senta un po’, giovanotto! Non penserà mica che siate belli voi? Senza antenne, nè scaglie... per la miseria, brutti siete proprio brutti...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Non mi interessa, e non credo che lei possa permettersi di esprimere valutazioni estetiche su di me o su qualunque rappresentante del genere umano. Per la miseria, voi vi rotolate nella merda!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Sciocchezze di gioventù, cosa vuole...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Bè, sciocchezze o non sciocchezze, martedì sera, in barba alla sua pretesa &lt;i style=""&gt;discrezione&lt;/i&gt;, si è fatto una bella passeggiatina sul pavimento della mia cucina proprio mentre io e la mia ragazza guardavamo un film! E posso assicurarle che lei non ha apprezzato...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Bè, avevo un po’ un bisognino. Sa com’è... si invecchia...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- E si muore!- tagliai corto- Come preferisce che l’ammazzi? Con il gas o con un bel pestone?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Barbaro! Che barbaro! E come fa a parlare di gas, quando la sua specie ha sterminato milioni di suoi simili con quell’orrenda coltre verdastra che chiamavano Zyklon B? Che razza dimenticata da Dio!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Cosa c’entra l’Olocausto, adesso? Quelli erano tutti esseri umani, si chiamavano Levi, Singer, etc. Lei non so nemmeno se ce l’ha un nome, e soprattutto non mi interessa!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Ma... senta, non è possibile fare un accordo?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ero furioso:- No! O lei se ne va da casa mia immediatamente o le do la caccia, a costo di smontare il forno e il lavello, fin quando non avrò visto le sue zampe agitarsi nell’aria, agonizzanti!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Ascolti, buon giovane- l’insetto sembrava più conciliante, adesso- Lei capisce che alla mia età spostarmi da un appartamento all’altro è cosa assai pericolosa. Ci sono disinfestatori, signore delle pulizie, ragazzini vivaci e orrendi bavosi cani che capiscono una cosa solo dopo averla masticata... potrei morirne...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Si immagini quanto me ne importa!- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- La prego... resterò qui, in un angolino che mi dirà lei... la prego...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Guardai un attimo le sue antenne afflosciate, e credetti di percepire la vecchiaia nei suoi gesti. Assurdaente mi ricordò mio nonno. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- La prego...- implorò, addolcendo la sua assurda voce alla Gabin.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sospirai:- Lei... lei non uscirà dal suo buco o tana o come diavolo la vuole chiamare fintanto che io o chiunque altro saremo presenti in questa casa, è chiaro?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Annuì vigorosamente.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Inoltre si ciberà solo dell’immondizia che lascio fuori dalla porta, e solo in mia assenza- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Certo, certo!-&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Io non intendo vederla mia più... soprattutto non mi lasci avere nemmeno il più remoto sospetto che lei abbia toccato una delle mie pentole o sia penetrato nel mio frigorifero. Altrimenti l’accordo salta. Chiaro?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Limpido- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Bene... suppongo che potrà trovare un angolino nel battiscopa sotto la caldaia. Così, magari... anche d’inverno...- borbottai, concludendo- e comunque lei mi assicura che, si... insomma, è prossimo al trapasso?- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Glielo assicuro, signore... E colgo l’occasione per ringraziarla sentitamente dell’opportunità che mi ha concesso... e... bè, le perdono il tentativo di soppressione di ieri. Credo di poter capire...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Grazie...- risposi, un po’ confuso.- Allora... che dire. Addio...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Si, addio. E’ stato un insolito piacere discorrere con lei, dopotutto...- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Lo... lo stesso...-&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Arrivederci e tante care cose a lei e alla sua fidanzata. Le porga i miei omaggi-&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Non mancherò- &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ciò detto il vecchio scarafaggio scivolò zampettando giù dal frigorifero e si trasferì nella sua nuova casa. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Guardai le stoviglie, ben impilate sullo scolapiatti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;- Bè- dissi, forse ad alta voce- credo che per stamattina farò colazione al bar, si...- &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-8560403716838656920?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/8560403716838656920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=8560403716838656920' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/8560403716838656920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/8560403716838656920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/07/la-paramorfosi.html' title='La paramorfosi'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-6314130243609896255</id><published>2007-05-19T16:04:00.000+01:00</published><updated>2007-05-19T16:08:41.129+01:00</updated><title type='text'>Lettera d'amore da un bordello</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:11;" &gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                                          &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bordello di Miranda, 13 Ottobre 2007&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Mia cara, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;il foglio ti dice da dove sto scrivendo. Mi sono fermato qui per ripararmi un po’ dalla pioggia, qualche tempo fa, e ci sono rimasto. Come un incastro che da tempo aspettava me, all’angolo di Buenos Aires con il mio progetto aperto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Le mie sorelle intrattengono gli ospiti di sopra, sono levatrici dell’equilibrio. Riportano a galla orgasmi incartapecoriti dagli anni di diffidenza, sono bravissime in questo, e assai richieste. Vivono qui da sempre, almeno credo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Da quando sono arrivato mi hanno messo alla reception. Prendo appuntamenti, offro da bere, incasso. Qualche volta suono il piano, sempre che l’accordatore sia già passato per il tagliando mensile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Ma questa sera c’era qualcosa di diverso. Tutto l’amore disperso dalle finestre e lungo i passamano in ottone, tutto quell’amore a tratti sguaiato, cortigiano, mi ha soverchiato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Così sono uscito fuori. I fili d’erba facevano resistenza sotto la suola, era buio. Ma avevo alle spalle le luci e i rumori della casa. Ho capito che se tutto fosse stato spento, avrei potuto sdraiarmi e vedere le stelle. Sentire i rumori della notte. Dovevo tenere gli occhi chiusi con le mani, per fingere di essere solo. E allora ho continuato a camminare, senza sapere dove appoggiare i piedi, con prudenza. Come quando si giocava a Caccia al Tesoro, e facevamo lunghi passi distesi seguendo la mappa artigianale. Ho sperato intensamente che il buio dei castagni mi inghiottisse, e ti ho pensato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;La verità è che non so se ti amo ancora. Probabilmente si, malgrado tutto. C’è una forte inflazione di cuori fragili, di questi tempi, e non voglio partecipare al massacro. Vedi come le frequenze dei nostri battiti si avvicinano pericolosamente, fino a sovrapporsi? Miliardi di muscoli cardiaci che provocano un’unica linea spezzata. Preferirei di no. Un infarto, anche, pur di non trovarmi una notte come questa a scrivere con scarse bombolette una brutta poesia sopra un muro innocente, cercando spazio che sia ad almeno due metri di distanza dall’ennesimo “Io e te 3MsC..”. Preferirei che il cuore mi si fermasse e si facesse di cristallo, che ogni minima vibrazione lo potesse incrinare. Oppure che fosse forte, molto più forte di me, che fosse di fibra buona, e pompasse con convinzione per raggiungere ogni angolo del mio corpo terreno. Vorrei essere convinto, si. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Perciò non posso dirti molto. Ho imparato a non sentire altro che il rumore dell’aria che si sposta, a credere ai cespugli di arbusti che rotolano, comunque oltre il mio campo visivo. Gioco con me stesso e sono sfacciato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Eppure era inevitabile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Sono partito non per raggiungere una meta precisa, quanto per ristabilire una corretta visione della mia vita, mettere a fuoco i processi e le immagini intrappolate in un oscuro blob di vaselina dalla mia anima presbite. Sono partito come ci si allontana da un porto senza spostarsi da poppa. Perchè solo dall’orizzonte si può abbracciare in pieno la città, il voi-siete-qui, con le case accavallate e sodali, i pinnacoli, i campanili e le alture più in là. Per avere, alla meno peggio, una cartolina di cosa si lascia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;E sono venuto qui, all’altro capo del mondo, e all’altro capo della mia vita, tra persone che vendono amore per mestiere finché non gliene resta più per se stesse. Sono venuto qui perchè ovunque vada da ora in poi potrà essere solo un riavvicinamento a te. &lt;st1:personname productid="La Terra" st="on"&gt;La Terra&lt;/st1:personname&gt; è rotonda, almeno fino a contrordine. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Quando ho avuto l’incidente ero sicuro di amarti. Sei stata il mio ultimo pensiero prima dell’impatto con l’acqua, se ti può consolare. Ho visto la strada della Costiera scartare di lato, e la scogliera scorrere sotto il mio telaio, mentre una parete d’acqua mi correva contro a 9,8 m/s² più la precedente accelerazione. Ed ho pensato a te, a come doveva essere, alla nostra vita in pectore. Poi ho pensato solo: cazzo. E poi niente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;E’ stato immediato, almeno credo. Come se una canna da pesca metafisica mi agganciasse il colletto della camicia, tirandomi su alla velocità del pensiero. E a un tratto ero in fondo al Mediterraneo con quattro metri d’acqua sopra di me e dieci metri tra il mio sportello e quel tizio con la maschera e la muta. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;E a un tratto ero anche molto altrove, su una nave, quella che ti ho detto, in partenza per Buenos Aires tutti i 29 di Febbraio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Non ho modo di sapere quanto tempo sia passato, e cosa sia tutto ciò. &lt;st1:personname productid="La Escuela Mecanica" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="La Escuela" st="on"&gt;La Escuela&lt;/st1:personname&gt; Mecanica&lt;/st1:personname&gt; trasformata nell’asilo comunale dietro casa, Plaza de Mayo con al centro &lt;st1:personname productid="la Statua" st="on"&gt;la Statua&lt;/st1:personname&gt; del Nettuno, il Rio de &lt;st1:personname productid="la Plata" st="on"&gt;la Plata&lt;/st1:personname&gt; che scorreva placido sotto Ponte Vecchio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Ho potuto vivere innumerevoli vite da uomo, qui, eppure non sono del tutto sicuro che non siano passate che poche ore. Ho camminato a lungo nella caverna ghiacciata e ho parlato col mio pinguino-guida, ma si esprimeva in un dialetto del Mare di Ross che capisco poco. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;In definitiva ho compiuto il mio viaggio, e adesso scrivo questa lettera, imprimendola nella mente, se ancora esiste qualcosa di mio che possa chiamarsi tale. Come un registratore a nastro, Sanyo vecchio stile, ti scrivo con il respiro mentre la casa scompare alle mie spalle, e spero tanto che tu legga. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Sono andato fino al fondo di tutto e adesso voglio tornare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Valga anche come richiesta di intercessione ai piani alti, non si sa mai. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:85%;" &gt;Spero, a presto, tuo, &lt;span style=""&gt;                                                                                                       &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="line-height: 150%;font-size:11;" &gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Francesco.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-6314130243609896255?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/6314130243609896255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=6314130243609896255' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/6314130243609896255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/6314130243609896255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/05/lettera-damore-da-un-bordello.html' title='Lettera d&apos;amore da un bordello'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-7934335959052262991</id><published>2007-03-27T23:03:00.000+01:00</published><updated>2008-12-11T02:26:29.515+01:00</updated><title type='text'>Cuore corsaro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RgmV2OkZy8I/AAAAAAAAABQ/PLUWlJC2AY0/s1600-h/coppi.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RgmV2OkZy8I/AAAAAAAAABQ/PLUWlJC2AY0/s320/coppi.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5046729616301607874" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;In memoria di Marco Pantani.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;C’è un uomo solo, lì, sulla collina.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Arrampica il crinale, centimetro per centimetro, e da qui, tra l’erba alta che sfiora l’asfalto, sembra andare al rallentatore. Non lo diresti mai che si può stare così in equilibrio su una bici, e tra il fruscio che fanno le spighe lunghe, ancora verdi, si sentono i respiri trattenuti. Di noi, che ci diciamo a ogni metro: ora cade, guarda che cade, deve cadere. Deve.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non si può stare così a lungo su una bici, io dico, ed in questa calura di giugno che è un mattone di vapore sulla fronte, no. Non si può essere così testardi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E intanto macina.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non c’è altro, nell’aria. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Catene, sudore, un soffio di polmone.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Strappo del viso, per chi non teme le rughe. E assenza di suoni, come in un’alba irreale, solo una voce dentro che dice: corri, pirata, corri.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Corri.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Noi siamo qui, io e i ragazzi, si passava quasi per caso. In paese la gente coi cartelli e le bibite e, pazzesco, c’è anche la televisione. Forestieri coi gilet pieni di tasche, come si vede solo in certi film. Che Ruggero, il vecchio della casa cantoniera, non ci ha capito più nulla. Camminava a valle brontolando che non è più tempo per la pesca d’altura, e solo acquadella per quelli lì. I pesci veri per la gente vera, diceva. E noi nell’altro senso, su lungo il crinale pure noi, a far scarpe sul sentiero, perchè è domenica e non ci tocca scendere in città per la scuola. Ma in paese, in paese si stappa il vino buono e s’impastano le tagliatelle, che neanche la festa di S. Giustino, e la gente allegra come non si è vista mai. Senti? C’è la televisione. Parla fuori dalle case come una musica, che c’è il Giro d’Italia. Passa di qui, un’altra volta. L’ultima quando ancora avevano Coppi e Bartali e Gimondi e. Con mia madre che ha tirato fuori il tricolore vecchio dei Mondiali dell’82 e l’ha appeso alla ringhiera, speriamo che regga, e il padre di Pietro che ha fatto una coppa di legno con la bici sopra, e la vuole regalare a quello là, come si chiama? Quello con il fazzolettone giallo, che il nonno quando l’ha visto gli ha tirato un canchero, perchè pensava fosse il suo. Il Pirata, lo chiamano. Quello bravo, che non si ferma mai.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E noi, noi ce ne siamo saliti su, dove la collina è più dura, dove la schiena si piega e le gambe rallentano. Ci siamo stesi nell’erba, a fumare quelle quattro sigarette rubate, e darci le arie, ora che andiamo a scuola giù in città, io Pietro e Nanni. A fare discorsi da grandi, a parlare di ragazze, ora che c’è il sole e abbiamo voglia di una vespa per portarcene qualcuna. Su, sopra questi colli. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Abbiamo stappato un lambrusco, dalla mia cantina, nei bicchieri di carta. Abbiamo riso.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ce ne siamo accorti quasi subito, però.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Di quel silenzio strano.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Catene, sudore, un soffio di polmone.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il vuoto che crea intorno una volontà, insostenibile e teso. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non si sentivano più le cicale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ci siamo sdraiati a guardare, pancia a terra, col cuore impazzito. E la terra tremava sotto di noi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Un battito, due battiti, tre battiti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sembrava il pulsare della strada lucida e nera, quella che il Sindaco ha fatto nuova l’altr’anno.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sembrava il tamburo di quei pedali lucenti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ritmo. Senza pause, senza strappi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Solo catene, sudore e un soffio di polmone.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Un alito che dice: corri.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non c’era la televisione, non c’erano gli elicotteri e le macchine con gli sponsor. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non c’erano persone sulla strada, non c’erano bottiglie d’acqua.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Solo un uomo, quello, sulla collina storta che sovrasta il paese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il Pirata, con un fegato così, che si spezza le reni e macina. Lontano.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sembra tanto irreale che ci alziamo, zitti, per guardarlo andare.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E a me viene in mente quando ho imparato io, ad andare in bicicletta. Con mio padre che mi ci metteva su e riga, vai, se cadi ti alzi. E sempre da solo mi sono alzato, con le ginocchia sbucciate e poche storie. Sempre da solo ho ripreso la bici e ci sono salito sopra di nuovo. Cercando di arrivare un metro più lontano, un lampione più in là, una strada oltre. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi viene in mente quando è morto il nonno, l’altro, che lo zio ha detto: avanti, portalo tu, stavolta. E ce l’ho portato, a spalle dalla chiesa al camposanto, ed era Agosto, c’erano le mosche, e io avevo paura che mi sfuggisse. Perchè pesava, davvero. Ma ce l’ho portato, con gli occhi chini per non inciampare, fino alla fossa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E ho guardato mentre buttavano la terra, e mamma piangeva.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sempre da solo, fino all’ultima vangata, fino all’ultima lacrima.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Catene, sudore e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;un soffio di polmone.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il Pirata va, e noi piano gli diciamo senza muovere le labbra: corri, ancora un po’. Corri che non ti segue nessuno, corri che è correre e basta, e non ci sono occhi e non ci sono voci.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ci siamo solo noi, dritti nell’erba come vecchi bastoni, e tutti i chi che ci portiamo dentro. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ci sono solo le cicale, che anche loro stanno zitte per vedere come va’, che anche loro si chiedono perchè non sei ancora caduto, perchè non ti arrendi, ancora.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Corri, che non c’è tempo più e l’attimo si stringe lungo il cerchione, satura camere d’aria spente da tempo. Trova la strada che porta alla cima, ancora.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Vai, Pirata.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dopo la curva finisce la salita, forse.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;L’unica, è pedalare.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-7934335959052262991?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/7934335959052262991/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=7934335959052262991' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/7934335959052262991'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/7934335959052262991'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/03/cuore-corsaro.html' title='Cuore corsaro'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RgmV2OkZy8I/AAAAAAAAABQ/PLUWlJC2AY0/s72-c/coppi.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-9098363601748527726</id><published>2007-03-27T00:46:00.000+01:00</published><updated>2008-12-11T02:26:29.654+01:00</updated><title type='text'>La passante</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RghdM-kZy7I/AAAAAAAAABI/cZsnIh4wYIA/s1600-h/nudo+di+spalle.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RghdM-kZy7I/AAAAAAAAABI/cZsnIh4wYIA/s320/nudo+di+spalle.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5046385860004137906" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui la guardava tutte le notti, spogliarsi dietro le veneziane. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ne carpiva l’ombra tra la luce filtrata, ne immaginava i movimenti, le sembianze. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Come l’assetato in presenza di un miraggio, stentava a riconoscere l’oasi, si fidava poco. Ma non batteva le palpebre, fino a farsi lacrimare gli occhi, fino a farsi dolere il collo e la schiena per la postura contratta. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Certe volte, d’estate, lei teneva le finestre aperte, le veneziane alzate, e sulla parete proiettava ombre cinesi di mani che sfiorano calze e sganciano indumenti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui credeva di sentire il fruscio della seta, scivolare sulla pelle nuda, ambrata, credeva di immaginare il rumore dei lunghi capelli corvini o biondi liberarsi nell’aria densa. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Impazziva d’amore, e non sapeva. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fremeva, ma non poteva sapere. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Presto iniziarono le visite. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una notte l’ombra di lei non fu sola, più. Una notte furono due ombre che si torcevano nel chiarore soffuso, e pochi scampoli di carne maschile. Lui arretrò col capo, come schiaffeggiato, strabuzzò gli occhi finchè non sentì i primi sospiri, desideri muti e inviti a portarsi lì, dove non si può essere guidati. Proprio lì. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui chiuse le imposte di legno corroso, con violenza. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E poi gli incontri si moltiplicarono. Più spesso lui doveva chiudere tutto e sperare di non sentire, premere il cuscino sulle orecchie troppo sensibili. Poichè la notte amplifica ogni movimento, ogni soffio d’aria, si sa. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ancora poteva guardarla ed immaginare, in quelle sere in cui un refolo d’aria poteva giungere dal mare distante, oltre le colline. Ancora poteva sentire in quell’aria di salsedine corrotta e dispense serrate, l‘odore di lei, come l’avesse sempre avuto nelle narici, come fosse nato in quell’odore. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Poteva chiamare il suo nome senza respirare, schiudere le labbra secche in invocazioni, ad Antonia, Giovanna, Matilde, Maria. Chiamarla in tutte le lingue del mondo, con voce che rimbomba nelle arcate vaste e oscure della memoria, chiamarla con tutti i nomi. Come fosse tutte le donne del mondo. O forse solo le sue donne, quelle che aveva avuto, e più ancora quelle che non aveva mai sognato. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma l’attesa lo sfibrava. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La sua vita prese a dirigersi inevitabilmente verso il punto preciso, l’attimo in cui l’ombra di lei prendeva vita, si accorciavano le sue giornate, come se il tempo si contraesse, espungendo ogni attimo che fosse senza quelle visioni, timbrato come mera attesa, come uno stare per, un non ancora. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Le sue notti, dopo che la luce dall’altra parte del cortile era ormai spenta, si riducevano a lunghe pensose fumate alla finestra, fino al richiamo della civetta, a volte fino al cigolìo della bici del postino, fino all’altro domani, all’attesa successiva. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dimenticava di mangiare, dimenticava di dormire. Iniziò a perdere peso, e tono. I capelli gli scendevano sul viso in ciocche disordinate e lucide di sudore, gli occhi erano cerchiati, i segni di chi combatte una guerra. Contro chi o cosa, poi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E lei alla distanza che sembrava un braccio o mille miglia, lei nascosta dietro la veneziana complice. Coi suoi uomini, poteva crederlo, sempre diversi. Ma chi era lei, qual era il suo volto, il suo nome. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il sapore delle sue carni umide. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui non voleva saperlo. La sua stessa vita non esisteva, come quella di lei, se non in quei pochi lunghissimi minuti. Nelle veglie torride e nell’inverno che spegne ogni calore, se non quello interno della donna e, forse, del focolare. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Poi la luce smise di rischiarare il cortile cauto. Le veneziane si richiusero come erano state sollevate in passato. E lei scomparve. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui la aspettò una notte, due notti, la aspettò una settimana, o più a lungo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sconvolto, si infilò il pastrano, scese a rotta di collo per le scale, raggiunse il chiarore e il chiasso dell’osteria. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si fece silenzio, attorno. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Riempiva i vestiti come si può riempire un sacco di sabbia sottile. La barba tagliata male gli adombrava il viso non bello, i suoi occhi erano tutto fuorchè presenti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si avvicinò al banco.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dammi un rosso, per favore. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il garzone gli allungò una bottiglia mezzo piena e un bicchiere di vetro opaco. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ha visto, disse il giovane, è partita. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui alzò gli occhi di scatto, e poggiò il bicchiere. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ partita, ripeté, come una preghiera. E’ partita. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il giovane rise, mostrando i denti bianchi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Gli sfavillarono gli occhi profondi quando sussurrò. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non prima di aver avuto la sua ultima parte. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il sorriso si allargò, eloquente. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui lo guardò. E capì. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si girò intorno, fissò le facce, le barbe incolte e i visi puliti, la bruttezza e la bellezza come categorie morali disperse ad arte tra gli avventori. Vide sorrisi, lampi in fondo agli sguardi. E capì.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tutti, sussurrò con un filo di voce, quello che gli era rimasto. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il giovane si sporse sul bancone per rispondergli nell’orecchio, con discrezione, come fosse una notizia delicata, come fossero condoglianze. Tutti, gli disse. Tutti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui chiuse un attimo gli occhi, guardò l’interno pulsante delle palpebre, ricordò il ventre materno, ricordò la sua morte, che un giorno sarebbe arrivata, come per ognuno. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il giovane sorrise ancora, lo sentì sorridere con il movimento dei muscoli, dietro la nuca. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Anche lei avrebbe potuto, sussurrò ancora. Bastava domandare. Perchè non ha domandato. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui non volle rispondere, o non sentì, o un po’ entrambe. Solo gettò uno sguardo vacuo sui presenti, ed uscì. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Uscì all’aria fresca, salmodiando nell’oscurità frizzante. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tutti, tutti l’hanno avuta. Diceva. Ma nessuno l’ha amata come l’ho amata io. Nessuno, no. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dietro le veneziane di tutta la strada qualcuno dormiva il sonno del giusto o del peccatore veniale, qualcun’altro vegliava sventure e cari estinti, qualcuno amava, alla luce piena delle lampade o nel ventre accogliente del buio. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lui fece sentire i suoi passi lunghi sull’acciottolato.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La notte, discreta, tacque. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-9098363601748527726?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/9098363601748527726/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=9098363601748527726' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/9098363601748527726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/9098363601748527726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/03/la-passante.html' title='La passante'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RghdM-kZy7I/AAAAAAAAABI/cZsnIh4wYIA/s72-c/nudo+di+spalle.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-8471070620012474909</id><published>2007-03-11T17:14:00.000+01:00</published><updated>2008-12-11T02:26:29.770+01:00</updated><title type='text'>Lara</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RfQtyGrwQ6I/AAAAAAAAABA/Hw5LtQRubZs/s1600-h/girl+on+the+bus.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RfQtyGrwQ6I/AAAAAAAAABA/Hw5LtQRubZs/s320/girl+on+the+bus.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5040704221745267618" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[soundtrack: Oltremare – Ludovico Einaudi]  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lei si guarda allo specchio, e non si convince. Le labbra troppo grandi e carnose, il viso affilato. Lei si guarda negli occhi, e non si vede più. Lì in fondo, lì tra i crepacci e i burroni, laggiù c’è lei. Che parla nel deserto blu con voce cantilenante. Che spoglia una rosa invecchiata dei petali marcescenti, e li stende al sole. Che beve alla fonte, e si bagna e si pettina i capelli fradici e i vestiti incollati alla pelle. Laggiù in fondo c’è lei, e lo sa. Ma non può farci comunque nulla. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Prova una posa da entraineuse, si accarezza piano la carne debole dell’interno coscia e abbandona un po’ la testa, come potesse materializzarsi alle sue spalle un petto d’uomo, delle braccia a cingerle la vita solitaria. Come si disegnasse nello specchio vuoto, tra le macchie del tempo e la cornice traslucida. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il vento sbatte prepotente sulle persiane scrostate, allunga un artiglio gelido fino alle sue gambe scoperte, alla gola inerme in attesa del cappio, al seno timido. E improvviso tra la puzza di pioggia e d’inverno sente un suo nuovo odore, suo della sua pelle, del suo sudore. Avverte l’odore di una donna, nel mezzo del suo di sempre. Lei si guarda allo specchio e si chiede dove sta andando. E perchè.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una corriera. Sono quattro ruote, o più. E’ una lunga fascia di finestrini spessi dietro i quali ci sono volti che guardano al mondo come da un acquario. La corriera è pur sempre una promessa di spostamento, un vettore di fuga. Lara appoggia uno alla volta i piedi sul predellino grigio di polvere sedimentata e gomme da masticare, ne mette uno sopra e uno sotto, e ancora. Sale. Le porte si chiudono lasciandole dietro un sentore di aria rubata, uno spiffero di distacco. Parte. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Alle sue spalle, nella nuvola di gas che si spande, c’è una piazza con due panchine e un albero. E una fontana otturata. Dietro di lei c’è un paese che un po’ alla volta muore e nessuno può farci nulla, ci sono vecchi che si trascinano dignitosi lungo i vicoli, e cani sopravvissuti, assenze. C’è il vento che soffia moniti e ricordi attraverso gli scuri, e un mare che si vede solo dopo la collina, ma si sente. Il suo odore di distanze.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il suo odore di altro. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lara guarda fuori dal finestrino come fanno tutti, e aspetta di non riconoscere più i luoghi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La corriera scivola lungo la strada di curve, le ombre del sole cambiano, e le disegnano sul viso e sulle braccia messaggi cifrati. Fuori alberi e case diroccate e nuove costruzioni e pedoni senza marciapiedi, scappano indietro senza lasciare impressione sulla retina, si confondono nel torpore del primo pomeriggio, in un unico flusso di allontanamento. Lara guarda le foglie dei castagni tendere al rosso, i primi comignoli fumiganti e neri, Lara guarda i tornanti e li conta, come si aprisse il petto proprio a metà e contasse le costole, una alla volta, senza fretta. Chiamandole per nome. Come un rosario dell’abbandono, sgrana i luoghi e i visi, e li depone, in attesa che siano ricordi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Signorina, mi scusi, le dice una voce di vecchio dietro le spalle. Si gira e lo guarda. Ha occhi glauchi sepolti tra le rughe, ha pochi capelli tagliati col rasoio, ma gli resta pur sempre un sorriso. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Signorina, posso chiederle dove sta andando? &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non lo so, in effetti, gli risponde soppesando le parole. Posso chiederle perchè vuole saperlo?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il signore sorride un po’ nostalgico. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lei mi ricorda mia sorella, signorina. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lara lo fissa più attentamente. Nota il lieve tremolio del labbro, la mano incostante aggrappata allo schienale. Nota gli anni che si sono accumulati nel suo sguardo. Come i cerchi di un albero, con pazienza. Con costanza. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lei mi ricorda mia sorella, sa, insiste il signore. Aveva i suoi stessi occhi. Occhi bui, signorina.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Può darsi... E adesso sua sorella dov’è?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il signore sorride piano, come un crepaccio. Non lo sappiamo, dice. Non l’abbiamo mai saputo. Un giorno ha fatto la valigia, ha preso la corriera, e non è tornata più.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lara annuisce, e si volta di nuovo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fuori c’è una strada, una strada dove passano le vite disperse, fuori ci sono i non-luoghi di case isolate che sembrano una scenografia, sembra che sia impossibile vivere proprio lì, laddove non c’è nulla, solo un collegamento tra un qualcosa e un altro qualcosa, una strada. Figurine si muovono sul limitare dei campi in distanza. Forse sono uomini, forse illusioni. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Forse sono la traccia che hanno lasciato altri uomini, partiti in tempi immemori, forse sono le immagini dei disertori. Lara pensa all’immagine che può aver lasciato seduta alla sua scrivania. Pensa alla sua vita deposta e piegata in quattro ai piedi del letto. Nella sua stanza c’è un’assenza e presto qualcuno la noterà. Si chiederanno che fine abbia fatto. Aspetteranno e poi la cercheranno. Poi si chiederanno dove sia andata. Se non sia stata rapita, violentata, uccisa. Poi troveranno il biglietto sul cuscino. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Io parto. Scusate. Mamma, non stare in pensiero. Mi faccio viva io. Lara. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E grideranno da svegliare il paese, e non ci riusciranno, perchè solo i vivi possono svegliarsi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E intanto lei sarà lontana chilometri e intere esistenze, tra i bivi possibili. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Intanto lei sarà andata. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fuori, nel sole che scende rosso e distante, c’è un riflesso di onde. Fuori dalla corriera c’è già il mare, che ribolle e che sputa. Il mare lontano. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Presto scenderà. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Presto prenderà la valigia e camminerà sul molo. Si siederà sugli scogli a guardare la sua nave arrivare in porto. Piano, un metro alla volta, come al rallentatore. E avrà tutto il tempo di chiedersi ancora dove sta andando. E perchè. Senza dover dare per forza una risposta. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma lo sa. Lei lo sa che bisogna pur sempre andare, per poter tornare. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non importa più di tanto la direzione. Non importa il modo. Bisogna andare, allontanarsi dalla terra, da questa terra secca che si stende triste fino a perdita d’occhio. Dal disuso a vivere che corrode la carne. Dai suoi occhi nello specchio che restano a galleggiare nell’aria anche senza di lei. Come un’accusa, come un monito. I suoi occhi dove vive il deserto e chiede acqua e acqua non c’è, forse non c’è mai stata. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma tutto questo, la sua casa nascosta dagli alberi e la stanza spoglia, tutto questo è dietro di lei. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Alle sue braccia spalancate sugli scogli per prendersi il sale e la spuma, al suo piccolo sorriso segreto che tiene in serbo, si oppone solo mare e mare fino a perdersi. E in fondo, proprio in fondo, c’è un posto dove andare. Anche se non si vede, ancora. Se non si conosce. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Un posto dove l’onda cancella i rimorsi, dove i racconti le regalino un cuore nuovo e uno sguardo più antico. Un posto dove il pianto è pioggia salata sui tetti, dove i pensieri sono nuvole gonfie, dove le parole sono solo un vago stormire di palmizi e notturne grida. Un posto dopo la nebbia e dopo la vita. Dopo questa vita. Tutta un’altra vita, si.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-8471070620012474909?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/8471070620012474909/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=8471070620012474909' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/8471070620012474909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/8471070620012474909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/03/donne-che-ho-amato-per-qualche-ragione.html' title='Lara'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RfQtyGrwQ6I/AAAAAAAAABA/Hw5LtQRubZs/s72-c/girl+on+the+bus.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-866521408622262061</id><published>2007-02-21T04:27:00.000+01:00</published><updated>2008-12-11T02:26:30.220+01:00</updated><title type='text'>Donne che ho amato per qualche ragione o senza: Suzanne</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RfBMut7sC_I/AAAAAAAAAA4/Zu963b6nFpU/s1600-h/guitar_girl2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RfBMut7sC_I/AAAAAAAAAA4/Zu963b6nFpU/s320/guitar_girl2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5039612348515224562" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[soundtrack: Moonlight Shadow- S. Vega]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suzanne stava ritta nel cono di luce, sola in mezzo agli occhi invisibili degli spettatori. E sorrideva, maledetta, sorrideva forte sotto le falde del suo strano cappello. Sui primi accordi la chitarra parlò con la sua stessa voce sottile. La gente teneva il fiato.&lt;br /&gt;Ed io stavo lì, confuso nella calca, la guardavo. La guardavo, in ogni dettaglio. Era lei, la mia Suzanne, i suoi capelli corti mai pettinati, il suo sorriso sottile come un taglio che le faceva ridere gli occhi e le guance e le tempie. Era Suzanne senza paura con le dita lunghe sulla tastiera della vecchia Seagull, Suzanne senza nessuna complicazione.&lt;br /&gt;Poi si avvicinò al microfono, e cantò. E furono i suoi occhi e la sua voce.&lt;br /&gt;La sua voce che non riusciva a controllare, perduta e raccolta un giorno nelle highlands irlandesi, la sua voce lontana che faceva il giro del mondo e della mia memoria per colpirmi alle spalle e tenermi immobile. Girava quei suoi occhi verdi in giro, e sorrideva ancora, e li abbassava e li alzava come fari. Finchè non mi vide.&lt;br /&gt;E la canzone fu per me.&lt;br /&gt;Tutta la sua voce fu per me.&lt;br /&gt;Il suo braccio ritmico, le gocce di sudore sulla fronte e l’affanno e i sorrisi, le sue dita veloci.&lt;br /&gt;Ma era per me ed era anche per gli altri, ed io lo sapevo ed ero felice. Come poterla sapere mia e insieme lasciare che tutti la vedessero. La capissero. Ragazzi, erano tutti lì per lei, ed io non ero geloso, no. Io stavo lì come uno capitato per caso, nessuno mi notava, nessuno sapeva quello che mi si agitava all’altezza dello stomaco. Io la lasciavo materializzarsi, lasciavo che si aprisse tutta la sua grandezza dentro il cono di luce, che pugnalasse al cuore tutti presenti, che li irretisse con la sua voce da piccola strega prodigio.&lt;br /&gt;E come amavo Suzanne.&lt;br /&gt;Il suo modo di divertirsi senza strappi, mentre era lì dritta contro il cielo, il modo in cui sfiorava appena la chitarra per trarne le note, quelle lì, quelle giuste. Come la amavo in quel momento, il suo ciuffo ribelle sceso a coprirle gli occhi e il sorriso. Ragazzi, mi sarei buttato dentro quel sorriso, qualunque cosa fosse successa poi, non mi importava. Ero suo, e lei lo sapeva. Ma aveva una luce negli occhi, una luce che era anche mia, una luce che ero anche io, forse soprattutto io. Aveva una luce che non poteva andare distante dalle parole che lasciava rotolare via. La gente si chinava a raccoglierle per tenersele un attimo ancora strette al petto prima di lasciarle evaporare nella notte.&lt;br /&gt;C’erano ombre tra gli alberi, ombre lunari. Non c’erano ombre dentro di me. Ero tutto io, intero. Ero me. Piantato nel mezzo del mondo come un perno, e lei così vicina e così meravigliosa che mi mozzava le parole. Ma, signori miei, miei amici, quali parole? A cosa servivano le parole? A cosa serviva aggiungere solo un grammo di chiarezza, precisare, esternare? Ragazzi, non c’erano punti oscuri in quella notte, per quanto nera fosse. Non c’erano bisogni. C’eravamo solo noi, c’era Suzanne. Suzanne senza presentazioni. Suzanne come un colpo di piuma allo sterno, Suzanne che non aveva bisogno di cancellare proprio niente, non aveva bisogno di prendere possesso di me e del mio passato, Suzanne che mi aveva come si ha una corolla che si schiude a primavera, Suzanne, ape mia gentile che sfregavi le ali contro di me e mi facevi ridere e morire e piangere di tutti i sentimenti in un unico fluido condensato. Avessi potuto ci avrei soffiato dentro, fino a farne una mongolfiera per salirci su e guardarti dall’alto, da ogni altra angolazione. Guardarti da lontano, Suzanne, mentre diventavi tu davanti a tutti ed io, io ero sgomento. Sazio, pulito, sconvolto e pacificato, ero vibrante di ogni cosa. Del mondo, di te, di noi, del futuro, del presente, di ogni pietra del selciato, di ogni stella nascosta tra i rami, di ogni briciola di universo. L’Universo mi parlava di Suzanne.&lt;br /&gt;Oh, Suzanne, sgorgami dal cuore come fossi rimasta lì tutto il tempo, in attesa, rannicchiata a ridere di me, di quanto sono buffo quando ti penso. Suzanne, prendimi vivo, e tutto intero. Sentivo ogni fibra muoversi, sentivo me stesso tuffarsi nel fondo di me e risalire spruzzando e facendo l’arcobaleno dentro le mille gocce. Sentivo tutto.&lt;br /&gt;E tutto era Suzanne, anche solo per un momento. In quel momento, quello adatto, che non aspettavo e che non trattenni. Era Suzanne dentro di me. Tutto il resto seguiva in accordo di maggiore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-866521408622262061?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/866521408622262061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=866521408622262061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/866521408622262061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/866521408622262061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/02/donne-che-ho-amato-per-qualche-ragione.html' title='Donne che ho amato per qualche ragione o senza: Suzanne'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RfBMut7sC_I/AAAAAAAAAA4/Zu963b6nFpU/s72-c/guitar_girl2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-1899216090829041802</id><published>2007-02-15T19:28:00.000+01:00</published><updated>2007-02-15T19:36:22.261+01:00</updated><title type='text'>(Intermezzo) Don Vincè</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;DON VINCE’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Musica: Fabrizio De Andrè&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Testi: Donb MacDonb (con l’amichevole partecipazione di Edgar Allan Disney)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Parlato: &lt;i style=""&gt;Dedicata a Fabrizio De Andrè, e a tutti quelli per i quali la cultura, la politica, la comunità non si dice, ma si fà. Faber, perdonaci...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Io mi chiamo Vincenzo De Luca e do un colpo alla nuca a chi tocca Salè.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Io mi chiamo De Luca Vincenzo, produco consenso dal '93&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;e sul Diana pongo il catenaccio, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;ma vi dico che era un postaccio!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;per fortuna che "il Salernitano" ed il prof di Fisciano concordan con me. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;Ogni giorno cantieri e lavori, ristrutturazioni, restauri e parquet&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;metto su una Salerno rinata, lucente e privata che pare un bignè&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;io la tengo da sempre pulita, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;faccio pure le scarpe a De Mita&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;con Apolito, Mucio e con Me, voi siete sicuri di meglio non c'è.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;    Rit.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=""&gt; Ah che bella Salè, tu fortuna mi hai fatto fà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;    con l'aiuto di mastro Boigas come Barcellona lei diventerà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;    Ah che bella Salè, non ce sta niente megl’ ‘e ccà,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;    mi so’ fatto il mio feudo privato e mo manco p’o cazzo me facc’ caccià.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;    Per un centro per sempre più bello darò il manganello anche ai vigili urban; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;      che gran porci e pittori, creativi ed attori, oltre al traffico sgombereran&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;      per Salerno la bella e l'eterna,&lt;br /&gt;      privilegio di chi vi governa,&lt;br /&gt;      io farò un terremoto&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;all'interno, conquisto dal Porto fin sopra a Matierno&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Ballottaggio con le mie due liste, con Andria che insiste e Borrelli che va&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;e poi l' accordo col caro Marotta che tutta una botta i suoi voti mi da’&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;aggiungete l'inceneritore,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;a chi vota gratuito un tumore&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;io non chiedo la vostra lealtà, ma ‘e sord’ ‘e ll'Unesco m'e vvogl’ piglià&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;Rit.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=""&gt; Ah che bella Salè, tu fortuna mi hai fatto fà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;con l'aiuto di mastro Boigas come Barcellona lei diventerà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Ah che bella Salè, non ce sta niente megl’ ‘e ccà,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;mi so’ fatto il mio feudo privato e mo manco p’o cazzo me facc’ caccià.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;       &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Poi ci sta l'elezione e la popolazione, in un attimo il plauso mi da&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;sono un uomo zelante, potente e rampante e il presente lo confermerà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Santorelli e Caruso l'Alaccio,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;criticate orsù quello che faccio:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;me ne frego dei controcorrente, e il mercato africano cancello repente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Sono un uomo zelante, lo dice la gente, e permessi e licenze ho da dar&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;ma poi a Ruvo del Monte ogni tanto i proventi in Mercedes mi devo portar&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;ed il sottosegretariato, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;per Salerno l'ho pure snobbato&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;e mantengo la mia autorità, io che di Salerno sono il podestà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;Rit.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=""&gt; Ah che bella Salè, tu fortuna mi hai fatto fà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;con l'aiuto di mastro Boigas come Barcellona lei diventerà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Ah che bella Salè, non ce sta niente megl’ ‘e ccà,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;mi so’ fatto il mio feudo privato e mo manco p’o cazzo me facc’ caccià.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;       &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Non si può andare avanti, piazzisti e ambulanti &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;ben presto si sfratterà,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;d'ora in poi solo attori, cantanti ed autori che Paolo Codino vorrà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;Mia Salerno urbanisticamente, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;io te lo giuro saresti eclatante&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;dammi il tempo che ci vorrà e anche sul mare si asfalterà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0.9pt 0.0001pt 13.85pt; text-align: left;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;          &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;        A proposito tengo un progetto che da quindici anni sta lì accantonato&lt;br /&gt;      mi hanno dato diciotto miliardi e trecento milioni malgrado i ritardi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;      voi che state su a Montecitorio,&lt;br /&gt;      miei colleghi vi chiedo e vi imploro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;      altri soldi non chiedo per me, ma per costruire una grande Salè!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;    Rit.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=""&gt; Ah che bella Salè, tu fortuna mi hai fatto fà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;    con l'aiuto di mastro Boigas come Barcellona lei diventerà&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;    Ah che bella Salè, non ce sta niente megl’ ‘e ccà,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;    mi so’ fatto il mio feudo privato e mo manco p’o cazzo me facc’ caccià.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;       &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-1899216090829041802?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/1899216090829041802/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=1899216090829041802' title='30 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/1899216090829041802'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/1899216090829041802'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/02/intermezzo-don-vinc.html' title='(Intermezzo) Don Vincè'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>30</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-5459917163293134681</id><published>2007-01-04T14:39:00.000+01:00</published><updated>2008-12-11T02:26:30.629+01:00</updated><title type='text'>E adesso abbatteteci tutti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RZ0E4c49y2I/AAAAAAAAAAY/s59qRz1o3cE/s1600-h/157809761_ca933bd5b9_m.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RZ0E4c49y2I/AAAAAAAAAAY/s59qRz1o3cE/s320/157809761_ca933bd5b9_m.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5016170927834909538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i style=""&gt;Dedicata a Dario Carta e al silenzio delle persone di cuore, valsusini e non.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quando la neve cade, qui, fa’ un rumore di piume. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ti svegli un mattino e il mondo fuori è bianco, le imposte congelate. Poco grigio tra le Alpi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Questa mattina la neve era ghiacciata.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ho guidato il defender su in paese, per prendere i ragazzi. Aspettavano già in piazza, le bandiere in mano. Cappelli, sciarpe. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Pochi colori tra le dita, un po’ di sangue nello sguardo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Abbiamo arrampicato in silenzio la strada che va’ al cantiere, le ruote slittavano, malgrado le catene.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Lasciato il defender qualche curva prima, per tagliare dai campi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;L’erba spagna alta e pochi fiori solitari tra il cuoio degli stivali e il vapore dell’affanno.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Su, al cantiere, pochi saluti e facce strette.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La montagna, alle spalle, ruvida come sempre, e indifesa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Qualche dito di neve, come piume, a invitare delicatezza. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma delicatezza non si può, che qui è altra storia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fuori, caschi e scudi, sfollagente riposti fino a nuovo ordine.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Oggi è calma. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Maria è in casa che si cambia la fasciatura, Aldo lo hanno portato all’ospedale, due costole incrinate.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Io mi tengo il braccio, che ancora mi fa male, e resto al mio posto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dalla radio va’ una replica. Persone discutono. Parlano di noi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il vostro no, dicono, è di chi non capisce, di chi non sa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma io lo so, invece, come funziona questa terra. Vorrei dire. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lo so il rumore che fa la montagna quando grida. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E conosco il rombo della Dora quando piove.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lo spaccarsi del ghiaccio in primavera.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dicono, è questione di progresso. E’ questione di commerci e opportunità e crescita. Cosa ne sapete voi? Dicono.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Noi, noi ne sappiamo poco, forse. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;O forse anche più di quanto siate disposti a credere.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma questa storia non è una storia di numeri.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Questa è una storia di gente silenziosa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ una storia di vecchi e bambini.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ una storia di voci inascoltate, e di rumori.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il rumore che fanno i camion con l’amianto, e il frullare delle trivelle. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Cupo, dritto al cuore della montagna.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il vostro no è un no ideologico, dicono, stupiti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Come se non sapessimo bene cosa stiamo facendo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Questa è una storia di uomini che non sono bambini, ma preferireste che fossero. Questa è una storia di gente che attorno al fuoco ogni tanto si siede e parla. Pensa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma questo non va bene.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Solo gli esperti possono pensare.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Allora ascoltateli, questi esperti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma no, voi non volete.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;A voi serve solo qualcuno che vi dica sì, ma per questo basta una scimmietta.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;A voi serve solo vivere del nostro silenzio usato.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E noi forse non siamo buoni per la vostra democrazia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Siamo buoni per spaccarvi la legna e raccogliere ciliege.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Siamo buoni per affittarvi una baita due settimane all’anno.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Guardare la ferrovia come le mucche.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Gli occhi inquinati di sonno.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quanta altra cenere dovrà passare per questi boschi?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Siete egoisti, dicono.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Egoisti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Eppure la macchina la usate anche voi, con i vostri scappamenti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E le carte le gettate anche voi per terra.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lasciate la carne nel piatto, e buttate via le scarpe.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quanta immondizia porterete a saturare le vostre gallerie?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Di quanti utili necessitate ancora per ingannarci che siano nostri?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Le fette sono strette, dite. La gente soffre. La gente sta male.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma le tasse le paga lo stesso. Le paga perchè voi gli diate una mano.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma chiudete ospedali, serrate fabbriche, prosciugate fiumi e forate montagne.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La gente ha bisogno di una torta più grande.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;No.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non è vero.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Voi avete bisogno di una fetta più grande, per tagliarvene ancora più degli altri, perchè si accontentino di avercene, e non vi chiedano il resto dov’è.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma noi ci siamo stancati.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una volta abbiamo cacciato violenza dalle nostre valli, la cacceremo ancora.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Noi si è gente che abbiamo tenuto il posto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Con le mani fasciate, gli occhi storti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si è gente che abbiamo scavato dentro e ci abbiamo trovato le querce.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Abbatteteci, allora.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Prima o poi vi stancherete, che il bosco è grande, abbastanza da inghiottirvi senza lasciare tracce, ed anche l’ultimo abete può rovinare sul boscaiolo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E sa farlo in silenzio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Come noi, che abbiamo sempre tenuto in gola le parole, per non sprecarle.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Le nostre parole, che ci teniamo al caldo, andranno oltre di voi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Oltre gli scudi e le baionette.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Oltre i chilometri.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Potete fare salotti dove parlare di noi, e fingere che non si sappia capire cosa dite. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Potete andare in televisione e chiederci rispetto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Potete venire sulle montagne e cercarci.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma siamo troppi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ve ne accorgerete.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quando la neve cade, qui, fa’ un rumore di piume, per non sciupare il silenzio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Allora adesso provate a stare zitti per un secondo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Trattenete il respiro.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ascoltate.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Per una volta ricordatevi che ci siamo anche noi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Soprattutto noi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Che senza legna e ciliegie e braccia, voi non sareste nulla.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Voi che siete i nuovi signori.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Voi che credete di sapere il nostro bene, e non ci parlate.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Voi che ci chiedete fiducia, speranza, partecipazione.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una volta ogni cinque anni.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E vi affidate al fatto che non abbiamo tempo per chiacchiere.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Che la neve va spalata, la legna fatta in ciocchi, il fuoco acceso per la cena.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Che non abbiamo tempo per fare da soli.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma ogni numero dei vostri fogli, è un paio di occhi e una storia, e maglioni cuciti e silenzi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ogni briciola nei vostri sondaggi è un perchè e un percome.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E se non volete ascoltare, se non volete vedere, allora andate pure a casa. Spegnete la radio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Vorrà dire che adesso ci penseremo da soli.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tanto &lt;st1:personname productid="la Dora" st="on"&gt;la Dora&lt;/st1:personname&gt; sta là, e la neve pure.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tanto noi, inchiodati al suolo delle nostre dignità, non ci spostiamo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Come abbiamo sempre fatto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E adesso abbatteteci tutti, se vi riesce.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-5459917163293134681?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/5459917163293134681/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=5459917163293134681' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/5459917163293134681'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/5459917163293134681'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/01/e-adesso-abbatteteci-tutti.html' title='E adesso abbatteteci tutti'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RZ0E4c49y2I/AAAAAAAAAAY/s59qRz1o3cE/s72-c/157809761_ca933bd5b9_m.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-613326375587385772.post-4853183862189589469</id><published>2007-01-03T12:14:00.000+01:00</published><updated>2008-12-11T02:26:30.747+01:00</updated><title type='text'>Tra due giorni è Natale...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RZuQmc49y1I/AAAAAAAAAAM/zsyYAna35Tk/s1600-h/anziano_1--200x200.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RZuQmc49y1I/AAAAAAAAAAM/zsyYAna35Tk/s320/anziano_1--200x200.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5015761600271731538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il signore ha uno sguardo denso.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lo appoggia sulle cose come una mano, con delicatezza, e poi lo riporta indietro. Tra le scarpe troppo vecchie, che non ha i soldi nè il coraggio per cambiare. Le scarpe, in fondo, non servono &lt;i style=""&gt;di là&lt;/i&gt;. Ed è con questo pensiero che stamattina ha preso gli occhiali da vicino e si è seduto al tavolo della cucina.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ha preso il foglio di carta con il simbolo e ci ha scritto sopra: settantacinque/00 euro. Ha firmato con la mano poco salda, e l’ha infilata in tasca per tirarne fuori un vecchio portafogli consumato dal tempo. Con cautela ha messo banconota su banconota. Stropicciate, scolorite. Le banconote scambiate dal sudore di chi si agita i soldi in tasca senza avere il coraggio per tirarli fuori. Le ha contate piano, chiamandole per nome, e le ha affidate alla busta con il timbro sopra. HumanAid. Per dare un tetto agli orfani di guerra, dice la brochure che ha trovato ieri nella buca delle lettere. Tra due giorni è Natale, e i nipoti sono via. Su, a Torino, con la famiglia che suo figlio si è costruito da emigrante.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tra due giorni è Natale, e nella stanza da letto, il signore ha costruito un presepe. Minuscolo, sta sul tavolino di plastica dell’estate, lo ha fatto con lo stesso polistirolo dell’anno scorso, e la stessa serie di lampadine. Gesù lo tiene nel cassetto del comodino, che attende, avvolto in un fazzolettone bianco.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il signore si conta gli spiccioli per le bollette e la spesa, ed esce piano di casa, per non disturbare i mobili. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fuori rumori e passi e luci. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sono appena le cinque ed è già notte.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ triste, perchè la luce del sole è sempre troppo poca e ha paura che non avrà il tempo di aspettarlo per l’estate. Amico mio, si dice, quest’altr’anno farete senza di me, che l’importante è dare un po’ di vita a chi vita ancora ha da spendere.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non come lui, che di anni ne conta più di ottanta, forse tre forse cinque. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si calca il berretto e stringe nel cappotto. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;A ottant’anni anche il freddo si fa più freddo. Ti entra nelle ossa e ti svuota. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E qualcuno che dia un poco di calore non c’è, per la strada affollata di consumatori. Ai suoi tempi, amaramente andati e conclusi, esistevano solo &lt;i style=""&gt;persone&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma ai suoi tempi c’era ancora spazio per parlare.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non come adesso, il garzone del supermercato affetta anche il grasso, ma è pachistano e non capisce bene o finge. Il signore sa meglio degli altri cosa significa la lontananza da casa, in un Paese straniero, tra gente sconosciuta, e tace. Di nuovo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ha lavorato vent’anni in Argentina, idraulico. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il necessario per tornare a casa, e ha preso l’aereo, al ritorno, come all’andata in nave.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma al ritorno, lo ha scoperto troppo tardi, non c’era più posto per lui.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E che posto voleva pretendere, poi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non aveva mica fatto il partigiano, lui.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non aveva mica fatto il pompiere.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si era solo alzato tutte le mattine per ottant’anni più tre forse cinque, e per quaranta di quegli anni alle sei per andare a lavoro. Si era solo guardato tutti i giorni allo specchio racimolando dignità per portarla in strada. Anche quando suo figlio aveva deciso di andare via, al Nord, che dalle nostre parti lavoro neanche a pagare. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Anche quando aveva accompagnato sua moglie al camposanto, ma era tornato solo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Anche quando era salito sull’autobus per andare all’ospedale, e presentarsi al Pronto soccorso con l’infarto tra le costole, e nessuno a reggergli il braccio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma quanti giorni ha pagato, il signore. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Per quei seicento euro scarsi che, dicevano, diventeranno mille. Un giorno, forse. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tra due giorni è Natale, e non potrà prendere il treno come tutti gli anni per raggiungere i nipoti. Troppo stanco. Tra due giorni il signore si cucinerà un pollo al forno con patate, per una volta, e guarderà Pinocchio in televisione. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Cammina tra la folla con la busta della spesa in mano. Un litro di latte scremato, una pagnotta e un po’ di prosciutto da metterci in mezzo. Un pacco di candele, anche. Le accenderà &lt;st1:personname productid="la Vigilia" st="on"&gt;la Vigilia&lt;/st1:personname&gt;, e spegnerà la luce per guardarsi il presepe a intermittenza, e fare la processione da solo con in mano il Bambino.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il signore stringe nelle mani macchiate la busta HumanAid con i risparmi per le scarpe, che adesso serviranno a fare un Natale più felice per qualche bambino. Stringe la busta e cerca una cassetta delle lettere.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ai suoi piedi, di fronte all’edicola, c’è il giornale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Titola: “Arrestato Presidente di HumanAid. Impiegava i bambini in una fabbrica di scarpe, intascando il denaro”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma il signore ha lasciato gli occhiali da vicino sul tavolo della cucina.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La cassetta fa uno scatto metallico e si richiude. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;C’è un po’ di vento.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il signore si stringe un po’ nel cappotto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/613326375587385772-4853183862189589469?l=edgarallandisney.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/feeds/4853183862189589469/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=613326375587385772&amp;postID=4853183862189589469' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/4853183862189589469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/613326375587385772/posts/default/4853183862189589469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://edgarallandisney.blogspot.com/2007/01/tra-due-giorni-natale.html' title='Tra due giorni è Natale...'/><author><name>Edgar Allan Disney</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06832888333591633410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_UdX-9Z9r6Xw/RZuQmc49y1I/AAAAAAAAAAM/zsyYAna35Tk/s72-c/anziano_1--200x200.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
